PROGRAMMA

PROGRAMMA NUOVA SOCIETÀ FUTURA per i diritti di donne, madri e minori

Redatto dalla Segretaria Nazionale Marcella Formenti, prima versione 5 gennaio 2024, ultima versione, risultato della condivisione e del pacifico confronto con il Consiglio Direttivo, 6 marzo 2024, approvato dall’Assemblea Nazionale e dal Consiglio Direttivo  l’8 marzo 2024

Introduzione 

Nuova Società Futura si propone di promuovere una politica che si occupi nel concreto, e proponga soluzioni politiche pratiche e percorribili, di contrastare principalmente la violenza a 360 gradi (che colpisce in particolare donne, madri e minori), in un’ottica di sviluppo di una società pacifista, ecologista e realmente democratica. Definiamo la nostra politica BIOLOGICA perché pensiamo sia necessario tornare a uno stato naturale, primario e genuino della politica al servizio delle cittadine e dei cittadini, per recuperare un rapporto ormai compromesso da una classe di rappresentanza rivelatasi inefficace nel dedicare la propria competenza e influenza alla protezione dei più deboli. Promuove a tal proposito la sua Scuola Politica aperta principalmente alle donne, con o senza esperienza politica pregressa e anche agli uomini interessati a conformarsi su un nuovo stile di fare politica, non violento e costruttivo. Nuova Società Futura si ispira a una forma di socialismo ante litteram, che punta a una trasformazione della società finalizzata a ridurre le disuguaglianze fra i cittadini sul piano sociale, economico e giuridico, per raggiungere tale scopo ritiene sia necessaria una sua leadership prettamente femminile. Nuova Società Futura è aperta all’universo maschile, nella convinzione che l’emancipazione femminile non debba passare da un’ostilità verso il mondo maschile, ne tantomeno da una sua emulazione, bensì su una reciproca collaborazione, convinta che sia l’equilibrio tra i due generi la condizione necessaria e imprescindibile da auspicarsi per il futuro, e che questa passi dal valorizzare le reciproche differenze, rinforzando i punti di contatto e la specificità di ognuno. Nuova Società Futura, dunque, decide di volersi sottrarre a una forma di bipolarismo antagonista e vetusto che contrappone uomini a donne, un paese con un altro, ravvedendo piuttosto in una matrice culturale predatoria di stampo patriarcale responsabile della sopraffazione di un genere sull’altro, la principale causa di quella violenza che il movimento ha scelto di contrastare. Nuova Società Futura è un movimento socialdemocratico, pacifista, no global ed eco-socialista. 

Dati questi presupposti, Nuova Società Futura dichiara di spendersi, in particolare, nella protezione e nel sostegno delle fasce più indifese e fragili di sempre: donne, madri e minori, ma anche di disabili, poveri, nuove classi povere.

EDUCARE AL RISPETTO

Crediamo sia fondamentale proporre al centro una nuova cultura, in totale contro tendenza a quella secolare del patriarcato, che punti al rispetto dell’altro, partendo dalla tutela della relazione intima, sia essa di natura sessuale che sentimentale. Prospettiamo un percorso culturale radicale di educazione sentimentale e alla comunicazione non violenta, anche in politica, crediamo che per cominciare a gettare le basi di tale rapporto bisogna insegnare a comprendere cosa significhi prima di tutto amare un altro individuo oltre che se stessi. Ravvediamo nella prima forma di amore, quello materno, la matrice di una buona base di attaccamento, di cura e di rispecchiamento positivo per la costruzione di un sé forte ed empatico. Si deve partire dal benessere di questa diade per costruire una società solida e serena. Lo sviluppo di questa micro cellula di società passa all’azione protettiva di una terza figura che ha, a sua volta, un compito fondamentale, ovvero quello di prendersene cura. 

Per creare le basi di una nuova società futura, pacifica e democratica, dunque, è necessario proteggere e prendersi cura, adesso, di chi ne farà parte come adulto, in modo che cresca sano, equilibrato e solido. È un primo postulato dal quale Nuova Società Futura vuole partire per porre le basi del proprio programma.

Per potere fare questo serve una politica concreta, un’applicazione coerente e precisa delle leggi, in conformità con gli altri organismi internazionali; una gestione dei differenti poteri del Governo e dello Stato; una ridefinizione dei ruoli in questa società che tengano conto delle differenze e dei diversi bisogni, attraverso una pratica quotidiana; il buon esempio e il buon senso per creare una comunità più unita, nella quale si agevoli il rinforzo di reti familiari e sociali più solide (a partire, appunto, dalla diade madre figlio e dal micro cosmo familiare, fino ad arrivare ai quartieri, alle zone, alle città e agli interi paesi) e grazie alle quali possano animarsi luoghi d’incontro, di socialità e scambio di competenze, anche emotive, oltre che un imprescindibile sostegno reciproco. Vogliamo tornare a promuovere la solidarietà, il mutuo soccorso, la comunità, e per questo siamo dell’idea che serva potenziare le attività dei consultori e dei presidi territoriali affinché diventino punti di riferimento quotidiani e di accoglienza, di ascolto e protezione di chi ha bisogno. Vogliamo rigenerare una visione totalmente inversa a quella individualista e competitiva che abbiamo vissuto negli ultimi 50 anni. Vogliamo sostenere, promuovere e attivare progetti di rete sociale sia per adulti che minori, in particolare per le donne italiane e straniere. Pensiamo a proposte in grado di sostenere le donne dall’inizio della gravidanza fino alla maternità, durante l’allattamento con presidi h24, di aiuto solidale alle famiglie che non hanno supporti perché lontane dalle città d’origine. Azioni, sempre e soprattutto, pratiche con un focus nel cercare soluzioni non dispendiose per chi ne fruisce e poco onerose per l’amministrazione locale e centrale. 

Ma per potere attivare questa ricostruzione di una nuova società, dobbiamo prima affrontare un tema ineludibile: la violenza culturale, sociale, individuale e globale su donne e minori. Per ottemperare al proprio dovere di contrastare la violenza, Nuova Società Futura propone un programma declinato in 6 macro punti fondamentali. 

1) LA VIOLENZA SUL CORPO 

IL CORPO DELLA DONNA E DEI BAMBINI COME OGGETTO E MERCE – LE CONSEGUENZE NEFASTE DEL SUPER-CAPITALISMO E DEL TRANSUMANESIMO 

In Italia i dati Istat ci dicono che sono 3 milioni e 574 mila gli uomini che hanno subito violenza almeno una volta nella vita (l’indagine è del 2015), la ricerca condotta evidenzia il fatto che gli autori di molestie siano nella maggior parte dei casi gli uomini. Mentre sono oltre 12 milioni le donne che hanno subito almeno una volta un episodio di violenza fisica o psicologica: di queste, solo il 5% ha denunciato l’accaduto e la maggior parte delle volte la violenza è stata perpetrata da un uomo. I dati mostrano per il 2022 un aumento del numero di donne uccise da parenti 0,14x100mila donne, (0,10 nel 2021) nei casi in cui si è scoperto l’autore, il 92,7% delle donne è vittima di un uomo. Le donne uccise da un partner o ex partner, tutti di sesso maschile, nel 2023 sono state 106 di cui 87 in ambito familiare. I figlicidi sono da attribuirsi nel 64,2% dei casi ai padri nel 35,8% alle madri ( di cui il 24% è assimilabile a problemi psichiatrici, e depressione, spesso post partum). 

Fatta questa premessa per Nuova Società Futura la violenza non è solo questa. La violenza che si manifesta sul corpo femminile e infantile è solo la punta di un iceberg.

A) PROSTITUZIONE, PORNOGRAFIA, GPA, VIOLENZA ( IN OSTETRICIA, SESSUALE E DOMESTICA, FEMMINICIDIO)

Non possiamo avvallare alcuna teoria, ideologia o pratica che promuova lo sfruttamento del corpo femminile e quello infantile. Il corpo per noi non è dunque luogo di incubazione per terzi, non è oggetto di consumo e di piacere per altri, non è merce, non è regalo o regalia. Di conseguenza, ci distanziamo in modo netto e oppositivo a prostituzione, pornografia e gestazione per altri. 

Prostituzione e pornografia

In Italia ci sono circa 100 mila prostitute di cui il 10% minorenni certificate, molte altre mentono sulla loro età ma dai report di Codacons, Instat e Save the Children una vittima su 4 è un minorenne, sono i piccoli schiavi invisibili. Il 55% delle vittime del racket della prostituzione sono straniere. A queste si aggiungono oltre 20 mila che si offrono tramite il web in caso di necessità economiche. Un mercato che vale quasi 5 miliardi di euro. L’Italia è al pari di Albania, Bangladesh, Costa d’Avorio e Nigeria per quanto riguarda l’applicazione del Protocollo di Palermo del 2000 per la prevenzione, soppressione e punizione del traffico di esseri umani. La tratta digitale e la pedopornografia è in aumento, oggi si attesta sul 47%. 

Pensiamo sia necessario inasprire le pene per i consumatori del corpo di altri, i promotori di questa cultura repressiva e il traffico illegale che è alimentato dallo sfruttamento degli altri. Pensiamo di attivare delle misure strutturali, che sia necessario spingere affinché nell’ambito degli affari correnti del Piano Anti Tratta Nazionale siano prese in carico le molte vittime, tra cui molti minori immigrati che con la maggiore età sono rimasti senza la protezione del sistema di accoglienza. Attivare un monitoraggio più efficiente e puntuale sulle frontiere terrestri e mettere sotto tutela immediata minori, donne e giovani adulti. È necessario un implemento del supporto all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, on e off line. Siamo in linea con il piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori, conformato sulla base della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Convenzione di New York, la Convenzione del Consiglio d’Europa. 

“Gli articoli da 34 a 36 della Convenzione di New York (Crc), più nello specifico, prescrivono un obbligo positivo degli Stati di protezione della persona di minore età contro ogni forma di sfruttamento e di violenza sessuale, e di adozione di ogni misura necessaria a impedire la sottrazione, la vendita o la tratta di bambini e ragazzi per qualunque fine e sotto qualsiasi forma. Le misure in menzione devono essere volte a impedire che i minori siano indotti o costretti a dedicarsi ad attività sessuale illegale, siano sfruttati ai fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali, ovvero siano sfruttati per produrre spettacoli o materiale pornografico. La Convenzione prevede altresì che siano perseguite condotte quali le attività sessuali con un minore, la prostituzione di minori e la pornografia infantile, l’adescamento di minori per scopi sessuali (grooming) e il turismo sessuale. Al fine di contrastare il turismo sessuale che coinvolge bambini e ragazzi, la Convenzione stabilisce che gli autori possano essere perseguiti per i reati pertinenti, anche se l’atto è stato commesso all’estero. 

La Convenzione di Lanzarote garantisce inoltre che i bambini vittime degli abusi siano protetti durante tutta la durata dei procedimenti giudiziari che li riguardino, provvedendo a tutelare, ad esempio, la loro identità e la loro vita privata.

Particolarmente degne di nota in questo scenario sono inoltre la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (c.d. Convenzione di Varsavia, del 16 maggio 2005) e la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica (c.d. Convenzione di Budapest, del 23 novembre 2001). A ciò si aggiunge il tema della violenza contro le persone di minore età con disabilità che è interconnesso al divieto di discriminazione, al diritto alla protezione dalla violenza, al diritto all’accesso alla giustizia e al diritto di essere ascoltati, ai diritti di partecipazione e di servizi e informazioni accessibili. ” 

Brano estratto dal Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori – Dipartimento delle politiche della famiglia)

L’art 3 della Legge Merlin per le condotte sopra descritte prevede la pena della reclusione da due a sei anni e la multa da euro 258 a euro 10.329. 

Nuova Società Futura intende mettere in atto tutte le misure necessarie per disincentivare tali pratiche a partire da un sostanziale inasprimento delle pene a oggi previste. E l’introduzione del danno biologico ed esistenziale con obbligatorio risarcimento economico della vittima. 

Strategie condivise di contrasto

  • Prevenzione dei crimini attraverso formazione ed educazione degli operatori, riconoscere la violenza e proteggere le vittime
  • Inasprimento delle pene e allontanamento immediato dell’abusante, con carcerazione precauzionale
  • Contrasto alla pedopornografia in rete attraverso rafforzamento della cooperazione internazionale, contrasto delle reti malavitose che promuovono prostituzione e pedoprostituzione, introduzione di reato del turismo sessuale
  • Istituzione del reato di prostituzione per i clienti in caso di maggiore età.
  • Inasprimento delle pene in caso di minori ( reclusione oltre i 10 anni e ammenda in denaro per danno biologico ed esistenziale permanente)
  • Inasprimento del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e induzione alla prostituzione
  • Sostegno alle vittime con programmi di recupero e sostegno economico
  • Monitoraggio costante delle buone pratiche da parte degli operatori
  • Negazione sconti di pena per reato alla persona agli abusanti

Maternità surrogata

La maternità surrogata costituisce un delitto disciplinato dalla legge italiana n.40/2004 all’art. 12 c. 6 il quale, prevede la punibilità di chiunque, in qualsiasi forma (reato a condotta libera) realizza, organizza o pubblicizza (alternatività delle condotte) tale pratica.

In Italia nel 2023 sono state 250 le coppie che hanno praticano la maternità surrogata, il 90% è eterosessuale. Gli affari legati alla maternità surrogata secondo quanto stimato dal Global Market Insights hanno prodotto ricavi per 14 miliardi di dollari solo nel 2022. Negli Stati Uniti alla madre che rinuncia al suo bambino per venderlo vengono dati 35 mila dollari, l’intera operazione per coloro che acquistano il minore si aggira intorno ai 120 mila dollari. 

Siamo concordi sul considerare la maternità surrogata un reato universale perché riteniamo tale pratica e chi la perora frutto di una distorsione ideologica strumentale allo sfruttamento dei corpi di madre e bambino, soggetti declassati a oggetto riproduttivo e merce di scambio acquistabile. Non ravvediamo alcuna forma romantica, ne tanto meno democratica, nel regalare o vendere un figlio partorito su commissione, anche se regalato. Troviamo, anzi, in questa pratica una violenza senza precedenti nella storia, irrispettosa del diritto dell’individuo nascituro e del suo naturale legame con la madre. Ravvediamo infatti, nella Gpa un’ulteriore attacco alla dignità umana, un assist al mercimonio e alla schiavizzazione di strati sociali svantaggiati. Per Nuova Società Futura la Gestazione per Altri è l’ulteriore prodotto di una forma di super capitalismo e un’aberrazione del transumanesimo, qualora venisse realizzata la terribile ipotesi della gestazione in utero artificiale, da cui ci distanziamo con fermezza. 

Il corpo umano non è una merce.

“Il protocollo sulla vendita di minori, la prostituzione infantile e la pornografia rappresentante minori obbliga gli Stati contraenti, tra le altre cose, ad adottare una legislazione nazionale che criminalizzi la vendita delle persone di minore età, la prostituzione minorile e la pornografia rappresentante i bambini, che garantisca la tutela dei diritti e degli interessi delle vittime di minore età in tutte le fasi del procedimento penale, la salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, del superiore interesse e della partecipazione dei minorenni nelle decisioni e nei procedimenti che li riguardano, la garanzia di assistenza adeguata per le vittime minorenni, il rafforzamento delle capacità degli operatori che lavorano a contatto con i bambini e i ragazzi, la promozione della cooperazione internazionale e della reciproca assistenza ai fini dell’attuazione del protocollo.” ( tratto dal Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori – Dipartimento delle politiche della famiglia)

Riteniamo dunque, per come si configura l’iter della GPA ( ovvero per la mancanza di rispetto del supremo diritto del nascituro e del suo rapporto con la madre gestante, nonché del rapporto madre-figlio) e per i principi che muovono chi ne fa richiesta ( basati su un bisogno e non su un diritto, bisogno che confligge con il diritto di un altro individuo), nonché per le conseguenze che molto spesso comporta tra cui lo sfruttamento di donne di strati sociali poveri o in difficoltà… per tutti questi motivi riteniamo la GPA al pari della prostituzione e quindi soggetta alle stesse normative e ammende.

Strategie di contrasto

Considerata la complessità di analisi di questo reato, per cui hanno fallito: le procedure inerenti alla dichiarazione falsa dei neo genitori in merito all’atto di nascita del minore ricevuto; la dichiarazione di reato universale poiché esistono paesi in cui è ammesso; la percentuale genetica certificabile necessaria per riconoscere il minore come proprio discendente… siamo dell’idea di procedere nella direzione della parificazione della GPA con la tratta di esseri umani, sia donne che minori e quindi di parificare anche le strategie a contrasto. Vendere o regalare esseri umani compresi quelli ancora non nati, è a nostro avviso il reato più grave legato alla GPA, nella convinzione che sfruttare il corpo altrui per soddisfare un proprio bisogno è parimenti grave come sfruttarlo a fini sessuali o lavorativi.

La violenza in ostetricia

Secondo la “Legge Organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza”, emanata nel 2007 in Venezuela, per violenza ostetrica si intende “l’appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario”, che si esprime in trattamenti disumani, abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione di processi naturali, avente come conseguenza la perdita di autonomia e delle capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna. Nel 2014 l’OMS ha emanato la Dichiarazione “La prevenzione e l’eliminazione della mancanza di rispetto e degli abusi durante il travaglio e il parto presso le strutture sanitarie”, la quale invita al dialogo, alla ricerca, e all’advocacy su un tema che coinvolge salute pubblica e diritti umani. Tra le forme di violenza ostetrica ci sono: interventi di routine, ridondanti e con eccessiva medicalizzazione eseguiti sia sulla madre che sul bambino; abusi verbali, umiliazione o aggressione fisica; insufficiente disponibilità di attrezzature mediche e strutture adatte; procedure, mediche e non, eseguite senza il consenso della donna; qualsiasi forma di discriminazione culturale, economica, religiosa ed etnica. 

Secondo la prima ricerca nazionale realizzata da Doxa per conto dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia, il 21% delle madri italiane con figli di età compresa tra 0-14 anni, dichiara di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il primo parto. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di italiane, di età compresa tra i 18 e i 54 anni, sono stati analizzati diversi aspetti vissuti dalle madri durante le fasi del travaglio e del parto. In particolare, l’esperienza maggiormente vissuta come negativa è stata la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54%) delle intervistate. Valutando la qualità complessiva delle cure ricevute, il 27% delle intervistate dichiara di essersi sentita seguita solo in parte dal personale. A questo si aggiunge la necessità di sviluppare una medicina tarata sul corpo delle donne e dei minori che hanno conformazioni differenti dal corpo maschile. 

Nel 2019 il Consiglio di Europa ha approvato la Risoluzione n. 2306/2019, che qualifica la violenza ostetrica e ginecologica come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul, stipulata nel 2011, definendola come “una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo, tutt’ora spesso ignorata. (…) Le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali – inclusi atti inappropriati e non acconsentiti, come episiotomie o esplorazioni vaginali realizzate senza consenso, manovre di Kristeller o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia”. Pratiche che spesso contribuiscono a un aggravio della depressione post-partum. Le esperienze negative legate alla nascita, come la sensazione di abbandono durante il parto, sono state collegate all’insorgenza di disturbi psichici, tra cui depressione e disturbo da stress post-traumatico nel periodo postnatale e in alcuni casi sono determinanti in eventi ferali come i figlicidi. Visti i presupposti e le conseguenze che scaturiscono dalle azioni non supportive, gli operatori sanitari dovrebbero garantire un’assistenza di alta qualità e rispettosa alle donne e ai loro neonati durante il travaglio, il parto e il post-parto.

Strategia di contrasto

È necessaria una nuova legge che tuteli i diritti della partoriente, il diritto di scelta sul parto, il parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato e della neomamma.

Già nel 2008 e a seguire nel 2016 sono statI proposti due disegni di legge, che però non hanno portato a nulla di fatto. Nuova Società Futura vuole promuovere un nuovo disegno di legge che salvaguardi i diritti delle donne anche in questo ciclo di vita fondamentale non solo per la diade madre/figlio ma per tutta la società.

Strategia di contrasto

  • Vogliamo riformulare l’insieme di comportamenti che hanno a che fare con la salute riproduttiva e sessuale delle donne, l’eccessivo ricorso agli interventi medici, la prestazione di cure e farmaci senza consenso e la mancanza di rispetto della partoriente, prima, durante e dopo il parto. 
  • Vogliamo riattivare i presidi territoriali con più sale parto operative ed efficienti.
  • Secondo le linee guida NICE, RCOG e le raccomandazioni intrapartum OMS, alla base del processo di midwifery care troviamo fondamentale l’applicazione del modello assistenziale continuativo, supportivo e one-to-one che ha l’obiettivo di fornire cure woman-centered. L’assistenza ostetrica è di fondamentale importanza non solo a livello clinico ma anche a livello esperienziale per donna e neonato. 
  • Un altro presupposto imprescindibile è il rispetto: a tutte le donne deve essere riservato lo stesso tipo di assistenza che include dignità, privacy e riservatezza, ricordando ogni giorno quanto espresso nel Giuramento di Lucina: “Praticherò la mia professione con coscienza e dignità; la salute delle donne, dei bambini e delle famiglie, sarà la mia preoccupazione.”
  • Alla maternità si affianca la tutela del diritto delle donne alla scelta, sosteniamo l’applicazione su tutto il territorio nazionale della legge 194/78, alla distribuzione gratuita della farmaco per l’interruzione volontaria della gravidanza, la garanzia del personale medico nei presidi ospedalieri che controbilanci gli obiettori di coscienza, l’utilizzo di reparti separati per le donne che ricorrono all’aborto da quelle che partoriscono, l’abolizione dei cimiteri per i bambini mai nati.

La violenza sessuale e domestica, femminicidio

Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in maggiore misura rispetto alle altre (51,4% contro il 31,5% della media italiana). Incidenze maggiori si riscontrano anche per le donne che hanno tra i 25 e i 44 anni, tra le più istruite (con laurea o diploma), tra quelle che lavorano in posizioni professionali più elevate o che sono in cerca di occupazione. Invece sono più frequenti gli stupri e i tentati stupri da non partner tra le donne in cerca di nuova occupazione, le dirigenti, le imprenditrici e le libere professioniste. Il titolo di studio discrimina soprattutto le vittime di uomini diversi dal partner (caratterizzate da titoli di studio più alti), mentre la violenza nelle coppie appare decisamente più trasversale. Va comunque considerato che alcune di queste differenze possono essere dovute a una maggiore disponibilità a parlarne. L’Istat stima che i femminicidi nel 2023 siano stati 106, sul totale delle 126 donne uccise. Gli omicidi di genere rappresentano l’84,1% degli omicidi di donne. Inoltre quasi il 77% dei casi è maturato in un contesto familiare. In particolare, in più della metà dei casi il rapporto che lega la vittima al suo carnefice è di natura sentimentale, e la causa è legata per lo più alla gelosia e possessione nei confronti della vittima. La violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: in questo caso il trasgressore, come stabilito dal nuovo art. 387-bis, viene punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. 

Le soluzioni previste a oggi, visti i dati, non si sono rivelate efficaci uno dei motivi è la difficoltà nel riuscire ad applicarle. 

Quali sono le disposizioni previste:

L’accelerazione dell’instaurazione del procedimento. La polizia giudiziaria è obbligata a riferire immediatamente al pubblico ministero la notizia di reato, anche in forma orale. Dal canto suo, il pubblico ministero dovrà assumere informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela e istanza, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salvo che imprescindibili esigenze di tutela di minorenni o riservatezza delle indagini (anche a tutela della persona offesa) richiedano una tempistica superiore. Fino a oggi il provvedimento de quo ha velocizzato l’iter delle indagini prevedendo che la polizia giudiziaria compia senza ritardo gli atti di indagine delegati dal p.m.; 

Comunicazioni alla persona offesa e al suo difensore: la persona offesa dal reato, nonché l’eventuale suo difensore nominato, dovranno essere messi al corrente di eventuali ordini di scarcerazione dell’imputato, o evasioni del medesimo. Gli stessi obblighi informativi sono previsti anche per le ipotesi di revoca o sospensione dell’applicazione di misure cautelari personali; 

Controllo a distanza dell’imputato: con l’entrata in vigore del Codice Rosso, arriva un’altra importante tutela per la vittima di reati di maltrattamenti e persecuzioni: il Giudice ha infatti il potere di disporre che l’imputato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa sia controllato a distanza con le modalità particolari previste dall’art. 272-bis (ad es. mediante il “braccialetto elettronico”), così da verificare l’effettivo rispetto della restrizione. 

Nessuna limitazione nel disporre misure cautelari detentive: quando il reato per cui si procede rientri tra quelli oggetto dell’esaminanda legge, il Giudice potrà disporre la misura della custodia cautelare detentiva senza alcun limite di sorta, pertanto, anche qualora si ritenga che potrà essere concessa la sospensione condizionale della pena o che, all’esito del giudizio, sarà applicabile la misura della pena della reclusione non superiore ad anni tre (limite previsto dal comma 2 bis dell’art. 275, previsione ora applicabile ai reati di altra specie). A completare il quadro delle innovazioni più rilevanti apportate dal Codice Rosso, vi è la previsione dell’attivazione di corsi di formazione obbligatori volti alla prevenzione ed al perseguimento dei reati più volte citati, per il personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria chiamato ad intervenire attivamente nel trattamento penitenziario dei condannati per gli stessi reati.

Tutte queste riforme e aggiunte di articoli nel codice penale non solo non vengono di fatto applicate ma addirittura contraddette in fase processuale e nella pratica. Inoltre, la legge n. 134 del 2021 ha introdotto nel codice di procedura penale l’istituto dell’improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione. Con l’inserimento dell’art. 344-bis c.p.p. si prevedono termini di durata massima dei giudizi di impugnazione individuati rispettivamente in 2 anni per l’appello e un anno per il giudizio di cassazione: la mancata definizione del giudizio entro tali termini comporta la declaratoria di improcedibilità dell’azione penale. Nuova Società Futura ritiene sia necessario lavorare congenitamente alle altre forze politiche per costruire un percorso di attuazione delle norme conforme a quanto previsto dalla legge in collaborazione con la Magistratura. 

In aggiunta a questo un’esperienza di violenza feroce è da ravvisarsi verso i disabili e gli anziani. Nuova Società Futura, in linea con l’articoli 2 e 3 della Costituzione, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la Dichiarazione universale dei diritti umani e La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ritiene sia necessario applicare con più severità e puntualità la legge 104/1992 ( articoli 36, 527) a contrasto della discriminazione e in aggiunta all’applicazione degli articoli 609 bis a contrasto della prostituzione e sfruttamento e 572 del codice penale a contrasto dei maltrattamenti in case di riposo e cura, la legge 71/2017 a contrasto del cyberbullismo

Strategia di contrasto 

  • Negazione agli abusanti di sconti di pena, domiciliari e giustizia riparativa per reato alla persona
  • Snellimento degli iter burocratici, dalla denuncia al codice rosso, dalla polizia di stato al giudice, dal civile al penale e applicazione ferrea della normativa
  • Implementazione del personale dedicato specificatamente alla violenza di genere e sui minori ( sia di giudici che delle forze dell’ordine)
  • Adozione di misure cautelari e di allontanamento preventivo dei denunciati in strutture di transito; pensiamo alle case famiglia e ai centri antiviolenza, proponiamo di convertirne la mission in riabilitazione per gli abusanti, o come validi luoghi di accoglienza degli stessi in attesa di giudizio. Il nostro principio è che non debba essere la vittima a finire rinchiusa in strutture e strappata alla sua quotidianità per proteggersi dal violento ma l’abusante a dovere essere isolato e allontanato in tempi celeri. Convertire questi centri pensati per le donne e i bambini abusati in luoghi di isolamento e di monitoraggio del violento permetterebbe di non spendere ulteriori risorse economiche della comunità, di fare vivere più serene le vittime nel loro habitat e allo stesso tempo di avere uno stretto controllo degli abusanti in attesa dell’eventuale condanna.
  • Decadenza istantanea della responsabilità genitoriale del soggetto denunciato/condannato per violenza domestica e abusi con subitanea informazione di tutti gli attori coinvolti nella relazione genitoriale ( scuola, corsi, parrocchia etc, in modo da evitare che in presenza di codice rosso la vittima si trovi a dovere condividere i colloqui con le maestre dei figli, per esempio) 
  • Allungamento dei tempi della prescrizione del reato alla persona. Molte donne e minori che hanno subito violenza riescono ad affrontare il loro trauma e quindi a denunciare molto dopo l’accadimento. Inoltre, i tempi giuridici sono troppo lunghi e prestano il fianco al passare del tempo e all’avvicinarsi della prescrizione del reato.
  • Abolizione dei percorsi di ravvedimento dei violenti con conseguenti sgravi di pena
  • Spese legali a carico del violento.
  • Risarcimento economico delle vittime: assegno mensile per i figli resi orfani di madre fino ai loro 25 anni, cure psicoterapeutiche per le donne vittime di abusi e stupro gratuite, risarcimento economico per danno biologico ed esistenziale permanente alle vittime di violenza da parte di chi ha perpetrato il reato (in sua vece da parte della sua famiglia d’origine almeno verso i minori) 
  • Rinforzo del reato di stupro, in accordo con la Convenzione di Istanbul riteniamo il sesso non consensuale stupro. Per noi non esiste il silenzio assenso ne tantomeno concordiamo con la proposta di chiedere alle donne vittime di abusi di dovere essere loro a dimostrare il reato subito, come suggerito nella bozza della direttiva al Consiglio Europeo il 6 febbraio 2024
  • Istituzione del reato di matrimonio forzato con aggravante dell’età e della mutilazione genitale femminile
  • Definizione del reato di revange porn e cyber flashing

2) VIOLENZA PSICOLOGICA, ISTITUZIONALE E SOCIALE

LA VIOLENZA PSICOLOGICA, STALKING E MORALE, MOBBING

La violenza psicologica 

È una delle numerose forme di violenza che si può manifestare all’interno di una coppia, da parte di un partner intimo, di un datore di lavoro o di un gruppo sociale. 
È sempre presente, come minimo comune denominatore, insieme alle altre (violenza fisica, economica, sessuale) ma può anche manifestarsi singolarmente, in loro assenza. La violenza da partner intimo è agita in maniera statisticamente maggiore dagli uomini nei confronti delle donne. Secondo i dati Instat, la violenza psicologica è più diffusa tra le donne più giovani (35% per le 16-24enni rispetto ad una media del 26,5%) e tra le donne con titoli medio alti (29,9% per le diplomate e 27,1% per le laureate o con titolo di studio post-laurea). Presentano tassi più elevati anche le donne che vivono al Sud o nelle Isole, le donne in cattiva salute (35,3%) e con limitazioni nel condurre le attività quotidiane (31,4% se gravi, 33,6% non gravi). 

Oltre 2 milioni e mezzo le donne (10,1%) che nel corso del 2022 riferiscono di vivere attualmente situazioni di violenza psicologica, subendo atti di controllo da parte di persone vicine, denigrazione e umiliazioni; mentre circa 12milioni (50,4%) hanno sperimentato questo tipo di violenze nel corso della propria vita. Le straniere presentano percentuali di violenza psicologica più elevate delle italiane (34,5%), tra queste emergono le donne marocchine (50,9%), seguite da moldave, cinesi, rumene e ucraine. Le donne cinesi, in particolare, presentano tassi elevati (33,3%) contrariamente ai bassi tassi di violenza fisica o sessuale dal partner. 

Analisi della violenza psicologica:

La violenza psicologica può esprimersi attraverso molteplici manifestazioni, alcuni esempi sono offese, accuse, atti denigratori, minacce, insulti, umiliazioni, svalutazioni, isolamento sociale, limitazione della libertà, controllo, proibizioni di frequentare amici e parenti, esclusione dalle decisioni importanti che riguardano la famiglia o la coppia, mancata assistenza in caso di malattia o bisogno. Questi comportamenti possono variare di frequenza e di intensità, possono essere più o meno manifesti ed espliciti, ma in ogni caso non si dispiegano in un singolo episodio. In quanto forma di maltrattamento, infatti, la violenza psicologica ha carattere ricorsivo, si sviluppa nel tempo in un crescendo di gravità e può seguire un andamento ciclico, in cui alle aggressioni si alternano momenti di calma e riappacificazione. Per la vittima diventa un susseguirsi di umiliazioni e vessazioni, che possono includere insulti personali diretti (“sei brutta”, “sei stupida”, “non capisci niente”), svalutazioni legate ai ruoli sociali (“non vali niente come moglie/compagna/madre/ lavoratrice”), svalutazioni dei risultati conseguiti (nello studio o nel lavoro), ridicolizzazioni in pubblico, forme di controllo generalizzato (monitoraggio degli spostamenti, delle relazioni, dei canali social, delle mail, del telefono, delle password, delle spese, dell’abbigliamento), accuse e attribuzioni di colpe da parte dell’abusante rispetto ai comportamenti da lui agiti (“è colpa tua se faccio così”, “se tu fossi diversa questo non accadrebbe”), minacce di ripercussioni dirette verso lei, i figli, o la sua rete sociale (familiare, amicale, lavorativa) se la vittima non obbedisce ai dettami dell’abusante. Una delle forme di violenza psicologica recentemente tornata oggetto di studio è il cosiddetto Gaslighting, che è una forma di manipolazione psicologica attraverso la quale l’abusante presenta alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare di se stessa, della sua stessa memoria e percezione, della sua capacità di analisi e valutazione della realtà fino a farla sentire disorientata, inadeguata, o addirittura sospettosa di star sviluppando un disturbo psichico.

Il Gaslighting si può manifestare anche attraverso la negazione che determinati episodi siano mai accaduti (compresi gli episodi di maltrattamento, ma non solo questi), o al contrario, attraverso l’invenzione che determinati eventi abbiano di fatto avuto luogo, infine potrebbe essere agito attraverso la vera e propria messa in scena di situazioni insolite, bizzarre, con l’intento di disorientare e confondere la vittima.

Secondo la psichiatra Herman “I maltrattamenti familiari sono paragonabili, negli effetti psicologici che provocano sulle vittime, ad altre situazioni traumatizzanti come i disastri naturali, le guerre i sequestri di persona”.
Gli effetti della violenza, compresa quella psicologica, su chi la subisce possono, dunque, essere devastanti. Le vittime possono sperimentare sensi di colpa, autobiasimo, vergogna, paura, impotenza. Possono sviluppare risposte di ansia, stress, depressione. 

Sul piano della salute mentale, una donna vittima di violenze corre un rischio di depressione 5/6 volte più elevato di una donna che non le ha subite; più elevata è anche la probabilità di soffrire di disturbo da stress post-traumatico (PTSD); così come il rischio – dalle 2 alle 6 volte più elevato, secondo il tipo di violenza – di sviluppare un cancro alla cervice uterina.

Purtroppo, ancora oggi, la violenza psicologica è un fenomeno che può rimanere a lungo sommerso, spesso confuso con il conflitto di coppia, o di inadeguatezza sul lavoro nonostante, anche dal punto di vista legislativo, formi parte integrante del reato di maltrattamento intrafamiliare (tra partner) o morale nel lavoro.

Dal punto di vista del codice penale ci sono già diversi articoli che possono essere utilizzati per difendersi dalla violenza psicologica, purtroppo quasi mai applicati. Il motivo fondamentale è che dimostrare la violenza psicologica è molto difficile, i sintomi legati alla violenza psicologica sono spesso non riconosciuti e confusi con altri disagi. 

  1. Maltrattamenti familiari: a disciplinarlo è l’art. 572 del c.p.. Questo articolo regolamenta il complicato aspetto dei maltrattamenti all’interno delle mura domestiche, ma anche in ambito lavorativo, formativo, di vigilanza e custodia. Nel caso in cui il reato sia accertato, le pene previste dall’ordinamento vanno da 1 a 7 anni di reclusione. Questo articolo, dunque, è applicabile nel momento in cui qualcuno venga maltrattato in famiglia e non solo: sono considerati famiglia le convivenze ed anche gli altri familiari al di fuori dei due coniugi che compongono la coppia. La violenza psicologica rientra anche all’interno dell’articolo del codice penale che delinea le pene per i maltrattamenti familiari (anche i maltrattamenti psicologici).
  2. Lesione personale: questo argomento è discusso all’interno dell’art. 582 del c.p.. L’articolo riguarda in primis le forme di danno che la violenza può provocare sia a livello fisico che anche psichico ed in questo contesto rientra, senza ombra di dubbio, anche la violenza psicologica. Nel caso di accertata colpevolezza, le pene vanno da 3 mesi fino a 3 anni di reclusione. Per lesioni fisiche e psichiche è da intendersi qualsiasi lesione che procuri una prognosi superiore ai 20 giorni.
  3. Aggravanti della lesione personale: disciplinati dall’art. 583 del c.p. sono una misura che estende la pena nel caso in cui la colpa accertata e punita con il precedente articolo sia ancora più grave. In questo caso, le pene possono essere portate da un minimo di 3 e fino a 7 anni di reclusione. La gravità e dunque l’aggravante della lesione è stabilita proprio dal periodo di prognosi. In alcuni casi le aggravanti possono essere gravissime e la pena può essere ulteriormente innalzata fino ad arrivare da un minimo di 6 anni e fino a 12 anni di detenzione in carcere.
  4. Minaccia: art. 612 del c.p.. In questo articolo si discute di violenza verbale e la pena arriva fino ad 1 anno di reclusione. Questo articolo si applica principalmente nel caso in cui vi siano minacce verbali di morte o effettuate con armi.
  5. Atti persecutori o stalking: art. 612-bis. E’ una forma di violenza psicologica che si sta diffondendo parecchio negli ultimi anni e che prevede una pena da 6 mesi fino a 4 anni di reclusione. 
  6. Violenza privata: art. 610 del c.p.. Questo articolo è molto importante in relazione al reato di violenza psicologica. La violenza privata riguarda la violazione della libertà personale e prevede pene fino a 4 anni di reclusione.

Strategie a contrasto 

  • Formazione nelle scuole e sul posto di lavoro
  • Formazione degli operatori delle Forze dell’Ordine che accoglie la denuncia della vittima 
  • Formazione per giudici e avvocati
  • Sostegno alle vittime con presidi territoriali, consultori.
  • Negazione sconti di pena e giustizia riparativa per reato alla persona agli abusanti
  • Agevolazione del tracciamento della persecuzione, nel caso di stalking, quindi maggiore accessibilità dei tabulati telefonici ( decadimento del concetto di diritto alla privacy quando la vittima chiede sia messo in luce il proprio tabulato telefonico delle chiamate in entrata anche se non ha ancora sporto denuncia)
  • Codice rosso nei casi di persecuzione conclamata con rischio di degenerazione
  • Inserimento del Mobbing nella normativa in merito alla legge sul lavoro, inserimento dell’indennizzo INAIL come malattia professionale come da sentenza della Cassazione n. 8948/2020
  • Risarcimento economico delle vittime: risarcimento economico per danno biologico permanente alle vittime di violenza da parte di chi ha perpetrato il reato ( in sua vece da parte della sua famiglia d’origine se si tratta di minore) 

Violenza Istituzionale

La violenza istituzionale ha delle caratteristiche precise:

Negligenza: l’incapacità o il mancato impegno da parte delle istituzioni di fornire i servizi e le risorse necessarie per garantire la tutela dei diritti delle persone. Ad esempio, la mancanza di servizi sociali adeguati per le donne vittime di violenza domestica può essere considerata una forma di violenza istituzionale.

Discriminazione: il trattamento ingiusto o la discriminazione nei confronti di individui o gruppi di persone, sulla base di fattori quali etnia, genere, religione, orientamento sessuale, ecc. Ad esempio, la mancanza di accesso a cure mediche o all’istruzione per le persone appartenenti a minoranze etniche può essere considerata una forma di violenza istituzionale.

Abuso di potere: l’uso illegittimo o arbitrario del potere da parte delle istituzioni, che può comportare lesioni fisiche o psicologiche per gli individui o i gruppi colpiti. Ad esempio, la tortura o la detenzione arbitraria da parte delle forze dell’ordine può essere considerata una forma di violenza istituzionale.

La violenza istituzionale può avere conseguenze devastanti per le persone colpite, sia a livello fisico che psicologico. Può portare a traumi, isolamento, povertà, e persino alla morte.

In Italia, la violenza istituzionale è un problema ancora molto diffuso. Per esempio, secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel caso specifico della violenza domestica e il tema affidi nel 2022 sono stati denunciati 111.807 casi di violenza domestica, di cui solo il 30% si è concluso con una condanna. Questo significa che la maggior parte delle donne vittime di violenza domestica non ha ricevuto giustizia.

La violenza istituzionale è un fenomeno complesso, che richiede un impegno da parte di tutti, istituzioni, società civile e singoli individui. È necessario promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e della dignità di tutte le persone, e garantire che le istituzioni siano responsabili e trasparenti” ( tratto da Maison Antigone Associazione di promozione sociale attiva su questi temi dal 2017 e spesso chiamata a testimoniare delle sue preziose attività in difesa di madri e bambini e come tecnico da Senato e Camera) 

Riconoscere la violenza per non fare violenza istituzionale su donne e madri

Non tutti i giudici, avvocati, forze dell’ordine, assistenti sociali, consulenti conoscono il ciclo della violenza  e pertanto  l’ambivalenza della donna, l’alternanza della stessa tra il denunciare e minimizzare i fatti non sono ricondotti a quello che tutti gli esperti conoscono come il ciclo della violenza ma vanno a influire sulla credibilità della donna. 

Negli interrogatori delle forze dell’ordine si parla spesso di “ lite familiare”, di “litigiosità” di “incomprensioni” derubricando e attribuendo minore importanza agli episodi di violenza. Nelle aule giudiziarie penali la protagonista del processo è la donna, che viene interrogata sui suoi comportamenti, sulle proprie abitudini, deresponsabilizzando in questo modo le azioni dei violenti. Si assiste all’utilizzo di costrutti semantici subdoli: dolo d’impeto; scatti d’ira; gelosia; esplosione di rabbia: tutti concetti stereotipati e derivanti da convincimenti personali. 

Nelle aule giudiziarie civili le relazioni degli Assistenti sociali e le CTU, non riconoscendo  la differenza tra conflitto e violenza, riducono a conflittualità di coppia i REATI di violenza con una rincorsa alla genitorialità condivisa.

“ Se la madre ha diffidenza nei confronti dell’ex partner violento o se i figli rifiutano di incontrare il padre, si dovrebbe indagare meglio sulla situazione di violenza; alcune volte questo non succede e si  riconduce l’atteggiamento della madre alla sindrome di alienazione genitoriale (PAS), costrutto peraltro ascientifico, in base al quale è la madre che risulta “ malevola” nei confronti dei figli, con tutti i successivi effetti sull’affidamento dei minori. Questi effetti sono ben conosciuti da tutti noi che frequentiamo le aule del Tribunale – dove i minori diventano e risultano “invisibili”, così come “invisibile” è la violenza assistita subita.  Gli stessi operatori pertanto devono spogliarsi dei propri pregiudizi e stereotipi attraverso la formazione e l’acquisizione anche di competenze trasversali necessarie per meglio comprendere il fenomeno ed evitare il rischio della  “vittimizzazione secondaria”, ovvero quelle situazioni in cui le donne diventano vittima una seconda volta: nei tribunali, nei percorsi legali e sanitari, nella rappresentazione dei media, nel contesto sociale, nel giudizio delle scelte di vita. Secondo il GREVIO (Gruppo di esperti indipendenti che ha il compito di di vigilare e valutare, attraverso rapporti periodici forniti dagli Stati, le misure adottate dalle parti contraenti ai fini dell’applicazione della citata Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne), c’è un vuoto di «canali di comunicazione tra la giustizia civile e penale e la mancanza di conoscenza del fenomeno della violenza di genere e le conseguenze che questa ha sui bambini che ne sono testimoni: in particolare i magistrati civili tendono a fare affidamento sulle conclusioni dei consulenti tecnici e delle assistenti sociali che spesso assimilano la violenza di genere al conflitto. Nei processi che riguardano l’affido dei minori, i padri che maltrattano richiedono frequentemente l’affido esclusivo o condiviso dei figli. Alla base l’idea di una possibile manipolazione materna. Il giudice, in attesa di valutare la condizione della madre e scongiurare che questa soffra il trauma della violenza, predispone il CTU, consulente tecnico d’ufficio, soprattutto nei casi in cui i figli rifiutano di incontrare il maltrattante. Sono questi alla fine a subire l’iter degli istituti o degli incontri protetti con il genitore, le madri patiscono la condizione di vittime alienate. Considerate manipolatrici, di fatto perdono la responsabilità  genitoriale. “ ( dalla audizione 44 del 27 giugno 2022 – tra gli invitati a parlare l’avv.ta Michela Nacca da 25 anni attiva professionista, sia in Italia che all’estero, e consulente per enti pubblici e privati in merito ai numerosi casi di madrectomia e allontanamenti, su base pseudoscientifica, dei minori)

Le controverse figure delle CTU in particolare sono state motivo di posizioni contrapposte degli operatori. 

Ricordiamo che per la legge:

1) Al C.T.U. non è consentito di formulare valutazioni a contenuto giuridico. La Suprema Corte ha, infatti, più volte affermato che al C.T.U. deve ritenersi preclusa “la formulazione di valutazioni giuridiche o di merito” (Cass., 13 ottobre 1972

2) Il CTU risulta incompatibile quando: 

  • ha espletato precedentemente la funzione di Mediatore Familiare/CTU per la coppia genitoriale; 
  • ha espletato precedentemente la funzione di Psicologo/Psicoterapeuta per uno o entrambi i genitori; 
  • ha espletato precedentemente la funzione di CTP per uno o entrambi i genitori. 

3) L’art. 445 bis, comma 6, c.p.c. prevede che la parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio debba depositare, entro 30 giorni dalla formulazione della dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo.

4) L’art. 373 c.p., a riguardo della falsa perizia o interpretazione, stabilisce la pena della reclusione da 2 a 6 anni per il CTU che, nominato dall’autorità giudiziaria, dà pareri o interpretazioni mendaci o afferma fatti non conformi al vero. 

5) Il CTU è soggetto passivo leso dal REATO DI FRODE PROCESSUALE (art. 374 c.p.)

Strategia di contrasto

  • Abrogazione della legge 54/2006 sulla bigenitorialità 
  • Formazione di giudici della famiglia sui temi specifici della violenza e affidi, per non derubricare a conflittualità di coppia ciò che di fatto è la conclamata violenza
  • Snellimento dei processi di comunicazione tra civile e penale nei casi di separazione e denuncia
  • Applicazione del reato di frode processuale ( art. 374 c.p.) per i CTU che abbiano certificatamene abusato del loro ruolo, manipolato l’iter di giudizio applicando alla loro valutazione peritale teorie pseudo scientifiche non riconosciute dalla comunità scientifica internazionale e lesive del rapporto madre/figlio in situazioni di violenza domestica o separazione
  • Introduzione del reato di apologia di reato per gruppi auto-costituiti di privati cittadini, accademici, terapeuti, consulenti tecnici del tribunale della famiglia, formatori, avvocati e giudici, nell’introduzione e la promozione della teoria derivante dalla Parental Sindrome Alienation o di teorie similari discriminatorie verso la donna – madre e pericolose per il minore. 
  • Ridimensionamento dei poteri del CTU ed esclusione del loro supporto tribunale in materia di violenza di genere, soprattutto se si tratta di affido. Oggi il consulente gode dei medesimi poteri di accertamento del giudice e quest’ultimo può procedere d’ufficio anche nel caso in cui le parti siano incorse nelle preclusioni 
  • Compensi delle figure richieste dal giudice per procedere alle fasi di giudizio, retribuiti a carico dello Stato e non dai singoli cittadini ( ciò determina troppo spesso una discriminazione tra le parti: il Gender Pay Gap è ancora molto rilevante. Le donne nell’Unione Europea continuano a guadagnare meno degli uomini, con un divario retributivo medio di genere nell’UE pari al 13%. Ciò significa che per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna percepisce solo 0,87 euro. La disparità retributiva espone le donne a un maggiore rischio di povertà e contribuisce al divario pensionistico dell’UE, che nel 2018 si attestava intorno al 30%, scrive il Consiglio Europeo.), ciò determina anche un’evidente discriminazione nella capacità difensiva
  • Innalzamento del tetto massimo per il gratuito patrocinio per le donne
  • Istituzione di un fondo economico per le vittime di violenza secondaria che devono affrontare processi e spese legali per difendersi dalla violenza istituzionale. Soprattutto in caso di separazione con figli.
  • Risarcimento economico delle vittime: risarcimento economico per danno biologico ed esistenziale permanente alle vittime di violenza istituzionale da parte di chi ha perpetrato il reato ( istituzioni comprese)
  • Equiparare i tempi di riconoscimento dei figli nati tra madri e padri
  • Rendere retroattivo il diritto per le madri a dare il proprio cognome ai figli e senza il consenso dei padri
  • Attuazione delle richieste della Commissione parlamentare sul Femminicidio da parte del CSM per tutti i casi di rivittimizzazione istituzionale esaminati ed accertati 
  • Disegno di legge per evitare discriminazioni di genere nei tribunali, dopo comparazione statistica basata sulla media delle pene inflettè e la gravità del reato. Lo studio vuole dimostrare come ci sia un atteggiamento discriminatorio di genere nei tribunali nei confronti delle donne non solo quando sono vittime ma anche quando sono colpevoli di reati. 
  • Studio e riformulazione per l’Italia della Kaydens’Law. Legge appena promulgata negli Stati Uniti che mette al bando i trattamenti di riunificazione su minori con i genitori rifiutati/temuti, non potranno più essere nominati CTU psicologi e psichiatri sostenitori di costrutti analoghi e derivati dalla Parental Alienation, ai minori dovrà essere assicurato un affido con un genitore amorevole e sicuro perché non la bigenitorialità ma la sicurezza corrisponde al the best interest of child.

3) VIOLENZA ECONOMICA – SULLA PERSONA E SULLA SOCIETÀ, IL DIRITTO AL SERVIZIO PUBBLICO

Lavoro (Gender Gap)

La condizione delle donne in merito al lavoro è secolarmente messa in crisi da un sistema che non valorizza l’essere umano con le sue capacità ma privilegia da sempre l’uomo rispetto alla donna. I diritti meritocratici del cittadino devono essere tutelati a prescindere dal suo genere. Su questo principio insindacabile e costituzionale si arenano le pratiche quotidiane e la gestione del mondo del lavoro. 

Il mercato del lavoro per le donne resta ancora oggi una sfida non vinta. Soprattutto se si tratta di madri e in particolare se hanno un basso livello di istruzione. Oltre alla discriminazione di genere c’è un’ulteriore discriminazione nel genere: tra donne senza figli e donne madri. 

Essere madre è un fatto connaturato all’essere donna, non tutte le donne diventano madri, ma coloro che vogliono e possono diventarlo devono essere riconosciute, agevolate e sostenute nel loro lavoro di cura. Crescere un figlio significa prendersi la responsabilità di crescere un adulto di domani, non è solo un fatto privato ma che riguarda tutta la società. È necessario che quindi la comunità intera agevoli questo processo di cura e crescita nel migliore dei modi creando le condizioni affinché sia svolto al meglio. La donna che diventa madre non deve sentirsi una reietta, in colpa, o indietro rispetto alle altre donne non madri o agli uomini. Deve avere l’opportunità di crescere i propri figli con la serenità di un domani lavorativo in equilibrio con il passato, sicuro e stabile. 

Al contempo le donne che non hanno figli e non ne avranno devono sentirsi libere di scegliere e di vedere i propri diritti tutelati come lavoratrici al pari dei loro colleghi uomini, non in competizione con il mondo maschile, ne tanto meno con le altre donne/madri, questo è possibile solo se si arriva a un sistema di lavoro più simile per tutti e differenziato allo stesso tempo in base ai bisogni e i compiti di ognuno. 

Nel secondo trimestre 2023, il gap tra uomini e donne è stato minimo (4,3 punti) tra i laureati del Nord ed è stato massimo (30,5 punti) tra chi ha conseguito al più la licenza media e risiede nel Mezzogiorno. La partecipazione delle donne, sottolinea Istat, è anche molto legata ai carichi familiari: nel secondo trimestre 2023 il tasso di occupazione delle 25-49enni è stato pari all’81,3% se la donna vive da sola, è sceso al 76,2% se vive in coppia senza figli e al 60,2% se ha figli. Anche il divario a sfavore delle madri si è ridotto sensibilmente con l’aumentare del titolo di studio: tra le laureate il tasso di occupazione è stato superiore al 70%.

indipendentemente dal ruolo in famiglia e dalla ripartizione di residenza. Oltre un quarto delle donne (27,2%) ha presentato elementi di vulnerabilità legati alla precarietà lavorativa (dipendenti a tempo determinato e collaboratori) e/o all’impossibilità di trovare un lavoro a tempo pieno (part-time involontario); tra gli uomini la quota dei lavoratori vulnerabili è scesa al 15,6%. Inoltre, il fenomeno è stato più diffuso nelle regioni meridionali per entrambi i generi (35,2% le donne e 21,4% gli uomini), dove anche la differenza tra donne e uomini è in genere più ampia. La vulnerabilità e il divario di genere sono diminuiti con l’aumentare del livello di istruzione: tra chi ha conseguito al massimo la licenza media, la quota dei lavoratori vulnerabili è stata il 36,7% per le donne e il 18,5% per gli uomini, una differenza di 18 punti percentuali che è scesa a 12 punti tra i diplomati (27,4% e 15,3%, rispettivamente) e a 9 punti tra chi ha conseguito almeno una laurea (20,7% e 11,3%). Nel complesso, il tasso di occupazione delle 25-49enni ha oscillato da un minimo di 22,9% tra le madri del Mezzogiorno con basso titolo di studio a un massimo di 97,0% tra le donne laureate che vivono da sole al Centro.

Non avere uno stipendio che possa garantire una libertà di gestione della propria vita è il primo punto da risolvere, la parità salariale effettiva, il secondo. 

In linea con l’Agenda Onu 2030 e con le ultime disposizioni internazionali, proponiamo un percorso di miglioramento della gestione rapporto lavoro/famiglia, dove tutti possano lavorare meno, meglio e con maggiori garanzie di stabilità. 

In particolare dove si vada a tutelare il rapporto madre/figlio, i tempi di cura dei bambini, e si dia un valore al tempo della cura in generale per chiunque si occupi di chi ha bisogno. 

L’Italia occupa il 79° posto nella classifica Global Gender Gap Index 2023 del World Economic Forum, posizionandosi sotto Kenya e Uganda. È 30esima in Europa. È un dato allarmante che ci deve fare riflettere sul fatto che negli ultimi trent’anni il mondo del lavoro non è progredito, anzi forse è addirittura peggiorato. Contratti a brevissimo termine, instabilità nell’occupazione, molto nero e pochissime opportunità di tutela per i lavoratori, scarsa garanzia al lavoro autonomo, soprattutto per le donne, hanno portato a una crisi profonda nel tessuto connettivo del nostro paese. Bisogna tornare a contratti a tempo indeterminato più frequenti, a maggiore offerta di lavoro, a un potenziamento del collocamento di diplomati senza laurea. 

Tasse troppo esose e non equamente distribuite tra i contribuenti, caro vista altissimo, e servizi alla persona pubblici poveri e non erogati, sono un ulteriore elemento critico. 

L’attuazione dell’articolo 36 della Costituzione, che riconosce al lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, è l’obiettivo ancora non raggiunto. Siamo ben consapevoli che le casse dello Stato sono state razziate negli ultimi decenni e che non sono in grado di potere affrontare alcuna spesa in questo momento. Confidiamo che una gestione più oculata e lungimirante delle risorse si possa attuare per salvare le prossime generazioni dal tracollo.

Strategia da contrasto

  • Istituzione del part-time lungo con riduzione dell’orario di lavoro per tutte le categorie di lavoratori ove possibile
  • Aumento del minimo pensionistico a 700€ con calcolo di eventuale lavoro di cura e calcolo della pensione di chi ha lavorato a partire dal minimo previsto dalla legge, miglioramento del sostegno medico gratuito o proporzionale alla pensione ricevuta
  • Salario minimo garantito, aumento a 10 € lordi, sostegno alle aziende per agevolare questo aumento
  • Reddito di cittadinanza per i soggetti fragili con impiego delle loro forze lavorative per lavori socialmente utili
  • Maternità obbligatoria estesa ai dodici mesi, con corsi di formazione e di aggiornamento della professione tramite lezioni e webinar on demand con de-tassazione sulle buste paga alle aziende che favoriscono le dipendenti in maternità e contratti a tempo indeterminato per giovani donne o madri single e separate
  • Maternità facoltativa estesa ai dodici mesi da utilizzare a discrezione della madre fino ai 12 anni di età del figlio
  • Estensione del congedo parentale ( per padre o qualsiasi altra figura indicata dalla madre) a sostegno della diade madre/figlio
  • Agevolazioni fiscali a chi promuove lo Smartworking di almeno tre giorni alla settimana e part-time corto.
  • Quantificazione del lavoro di cura e relativo assegno
  • Inasprimento delle ammende e pene per contratti precari senza conseguente stabilizzazione del lavoratore. Ammende e risarcimenti per ricatti sul lavoro e mobbing, demansionamento post gravidanza, assenza rol in busta paga, turni non rimborsati o resi obbligatori quando non compatibili con la condizione personale del lavoratore, specie se è madre single o separata
  • Apertura del fondo economico nelle amministrazioni locali per le vittime di violenza istituzionale che non rientrino nel gratuito patrocinio e non superino i 30 mila € di reddito l’anno
  • Costituzione di rete territoriale per agevolare e aiutare nella pratica le neo madri senza aiuti ( dalla banca del tempo fino all’ascolto)
  • Vogliamo aderire al progetto micro capitale popolare. Un grande capitale fatto di tanti microcapitali ricorrenti. Con il contributo di un euro al mese si crea la prima cassa che funziona solo con microcapitale. Significa contribuire al processo di generazione di un tipo di capitale completamente nuovo e popolare, che nasce orizzontalmente, dall’aggregazione delle persone anziché da speculazioni finanziarie. Ogni aderente decide se, quando e come, utilizzare questo capitale popolare attraverso una piattaforma partecipativa da sviluppare. Questo progetto servirà al sostegno per progetti come: il fondo per le vittime di violenza economica, il fondo per le madri single e molti altri
  • Per favorire una possibilità occupazionale durante tutto l’arco della vita, prevederemo degli orientamenti specialistici e bilanci di competenza a cura dei centri d’impiego anche quando finiranno i fondi di Naxt Generation EU fondo PNRR
  • Sostegno economico alle famiglie con disabili e caregiver ( riconoscimento del valore di cura, aumento degli assegni familiari per chi ha a carico un disabile o un anziano non autosufficiente)

Privatizzazione dei servizi primari ( discriminazione globale di secondo livello)

La violenza economica è diffusa e perpetrata ai danni dei cittadini da governi che puntano alla sistematica privatizzazione dei servizi primari: sanità, istruzione e giustizia. Il welfare italiano rientra tra i modelli cosiddetti FAMILISTI [Esping-Andersen 1999] , in cui le relazioni intra-familiari e inter-familiari sono intense ed estese e la famiglia funziona come ammortizzatore sociale per il soddisfacimento dei bisogni dei propri membri. Per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro, l’Italia è tra le peggiori in Europa. Questo quanto emerge dall’European Life-Work Balance Index 2023 di Remote, un’indagine che prende in considerazione aspetti quali salario minimo, ferie, orari di lavoro e welfare. Il nostro Paese si piazza infatti al ventisettesimo posto su trenta. A guidare la classifica è il Lussemburgo, sul podio ci sono poi Spagna e Francia. Nuova Società Futura vuole cercare delle soluzioni e strategie di ripristino dei servizi pubblici alla persona erogati da amministrazioni comunali e Stato poiché anche in questo caso la privatizzazione di tali servizi impatta soprattutto sulle fasce fragili della popolazione, tra queste in particolare quelle donne e madri. 

Sanità

I sistemi di assistenza sanitaria universali variano a seconda del grado di coinvolgimento del governo nella fornitura di assistenza e/o assicurazione sanitaria. In alcuni paesi, come il Canada, il Regno Unito, la Spagna, l’Italia, l’Australia e i paesi nordici, il governo ha un alto grado di coinvolgimento nella messa in servizio o nella fornitura di servizi sanitari e l’accesso si basa sui diritti di residenza, non sull’acquisto di un’assicurazione. In termini assoluti, nel documento di economia e finanza varato dall’attuale Governo, la previsione di spesa sanitaria è di 136.043 milioni, ovvero 4.319 milioni in più rispetto al 2022 (+3,8%), anche se vanno considerati lo spostamento al 2023 della spesa sanitaria prevista nel 2022 per il rinnovo contrattuale del personale dirigente e l’inflazione per il 2023 che si attesta a +5%. Dal 2013 la spesa pubblica è cresciuta di circa 20 miliardi, il PNRR prevede per l’Italia finanziamenti dedicati al mondo sanitario (circa 15 miliardi) ma se si fa eccezione per l’Assistenza domiciliare integrata (ADI) le risorse sono quasi tutte destinate agli investimenti. 

La sanità privata ha un giro d’affari attorno ai 62 miliardi, dei quali circa 25 sono soldi pubblici senza i quali non si reggerebbe e cresce spolpando il SSN, scegliendo i settori nei quali investire e lasciando alla sanità pubblica gli ambiti più costosi. I 24 maggiori operatori sanitari privati nel 2021 hanno avuto ricavi pari a 8,8 mld con una crescita complessiva del 15,2% sul 2020 con punte del 44% nel settore della diagnostica. Gli obiettivi della sanità pubblica e privata sono fra loro antitetici: il SSN più investe nella prevenzione, limitando malati e malattie, più guadagna, ossia risparmia, ciò non è nel caso della sanità privata. Il prof. Silvio Garattini ha più volte ribadito come strategie efficaci di prevenzione (comprese quelle ambientali) potrebbero ridurre in Italia fino al 50% il numero dei malati oncologici. Il privato invece, investe per ottenere profitti provenienti dalla cura e dall’assistenza, quindi, da malati e malattie; la prevenzione può diventare un pericolo se fa crollare il numero di pazienti. È vero che il finanziamento pubblico del SSN in Italia è basso ma la sostenibilità del debito italiano, che salirebbe a oltre 3000 miliardi nel 2025, potrebbe non essere garantita dall’aumento incontrollato degli interessi a meno che non cresca l’economia e quindi il PIL nazionale. In Lombardia nel 2021 alle strutture private sono andati 6,4 mld (erano 5,7 nel 2012) pari ad un trasferimento dalla casse pubbliche a quelle private di circa 640 € per persona all’anno, per una somma totale equivalente a quasi il 30% della spesa pubblica sanitaria regionale. In Lazio i miliardi trasferiti ai privati sono 3,8 (il 22% in più rispetto al 2012) anche in questo caso attorno al 30% del totale. Oltretutto, è ormai documentato da molti studi* che la privatizzazione della sanità non produce di per sé efficienza e tantomeno un risparmio economico. Il nuovo modello di sanità, in corso di realizzazione con le risorse del PNRR per l’ampliamento dell’assistenza territoriale, le reti di prossimità e l’ammodernamento tecnologico, è l’occasione da non perdere per rivedere gli attuali squilibri e ribadire la centralità del servizio pubblico a garanzia dei principi di universalità, uguaglianza ed equità di accesso alle cure sanitarie.

*Elaborazioni su dati Bdap, Conto economico degli enti del Ssn; Istat Demo – (*) è esclusa la medicina di base, che comprende i servizi in convenzione con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, la continuità assistenziale e altri servizi (psicologi, medici 118, ecc.) ; (**) comprende anche i costi per le prestazioni ricevute dagli assistiti in altra regione (spesa extraregionale)

Strategia da contrasto

  • Aumentare i finanziamenti ministeriali e stanziare più fondi a settori pubblici con diversa distribuzione delle risorse privilegiando servizi territoriali e prevenzione: istruzione, sanità e giustizia per garantire un servizio pubblico più efficiente e rispondente alle esigenze territoriali
  • Aumentare i presidi medici sul territorio per contrastare i ritardi cronici delle risposte alla sanità pubblica e le lunghe attese per erogazione dei servizi, esami e prevenzione
  • Sblocco delle assunzioni e aumento degli stipendi per gli operatori sanitari
  • Apertura in tutte le regioni di un centro unico di prenotazione per tutte le strutture
  • La cancellazione delle equivalenze tra pubblico e privato, eliminazione dell’erogazione di prestazioni in libera professione con uso delle strutture pubbliche
  • Provvedere a garantire dei piani sanitari e di formazione regionali e individuare quali siano le reali necessità di collaborazione con il privato, definire regole e verificare le buone pratiche, introdurre sanzioni laddove queste siano infrante 
  • Rinforzo dell’assegno per chi si prende cura di un familiare malato, disabile o anziano

Istruzione e settore cultura

La spesa in istruzione permette di valutare le politiche attuate in materia di crescita e valorizzazione del capitale umano. Nel 2021, in Italia, l’incidenza della spesa pubblica in istruzione rappresenta il 4,1% del Pil. Per i servizi educativi formali la spesa complessiva sostenuta dalle famiglie italiane è circa 8,2 miliardi, così ripartiti: circa 1 miliardo per gli asili nido; circa 4,4 miliardi per le scuole (1,1 miliardi per l’infanzia; 3,3 per primaria e secondaria); circa 2,8 miliardi per la formazione universitaria.

Nell’insieme delle spese esaminate, l’Ufficio parlamentare di bilancio considera: le attività connesse alla formazione dei bambini e ragazze (tasse e vari contributi scolastici), le mense, il trasporto, i libri di testo, le gite, i corsi e le altre attività svolte in ambito scolastico, le rette per la frequenza a scuole private e lezioni private. Per i servizi educativi a gestione pubblica, si stima una spesa media delle famiglie di circa 548 € per figlio (valore complessivo totale scuole).

La spesa media in strutture private raggiunge circa i 2.200 € per figlio (comprendo anche le rette). In particolare, le spese annue sostenute per ordine di scuola a gestione privata: Nidi: 2.476 euro per figlio; Infanzia: 1.617 euro per figlio; Primaria: 2.085 euro per figlio; Secondaria di I grado: 3.024 euro per figlio; Secondaria di II grado: 3.039 euro per figlio. 

Le famiglie che hanno scelto di iscrivere il proprio figlio a istituti scolastici a gestione privata: Nidi: 225 mila famiglie (17%); Infanzia: 311 mila famiglie (17,4%); Primaria: 133 mila famiglie (4,8%); Secondaria di I grado: 53 mila famiglie (2,6%); Secondaria di II grado: 103 mila famiglie (3,6%); Totale scuole: 559 mila famiglie (9%). L’offerta dei servizi per la prima infanzia in Italia è al di sotto del target europeo, fissato al 33% di posti disponibili (la legge di bilancio 2022 inserisce i servizi per la prima infanzia tra i livelli essenziali delle prestazioni – LEP). Inoltre, permangono ampi divari territoriali: Nord-est e Centro Italia consolidano la copertura rispettivamente al 34,5% e 35,3%; Nord-ovest è al 31,4%; Sud (14,5%) e Isole (15,7%) sono distanti dal raggiungimento del target. Il reddito annuo equivalente delle famiglie con bambini che frequentano il nido è mediamente più alto (24.213 euro) di quello delle famiglie che non ne usufruiscono (17.706 euro). Il titolo di studio dei genitori costituisce una discriminante della scelta del nido: il possesso di laurea o titolo superiore è associato al 33,4% di genitori che iscrivono i figli a nidi; scende al 18,9% per i genitori con diploma superiore. 

Riteniamo che questo determini una discriminazione di fatto tra le famiglie italiane, in particolare quelle monogenitoriali, un dispendio economico inutile che potrebbe essere invece dirottato sul servizio pubblico per potere garantire un efficiente livello pedagogico per tutti.

Strategia da contrasto

    • Istituzione di nuovo sistema scolastico: scuola secondaria primo grado estesa ai 5 anni (quindi fino ai 16 anni d’età) e scuola secondaria di secondo grado a tre anni propedeutici e specifici per l’accesso all’università o al mondo del lavoro. Per agevolare un pieno svolgimento del ciclo di studi in continuità con le elementari e in consegna alle superiori, e il raggiungimento di un’omogeneità di maturità dei minori in una fase della vita in cui i cambiamenti ( fisici ed emotivi) sono difformi da un individuo all’altro. Questo per garantire una scelta più consapevole degli studi futuri e del proseguo della carriera scolastica
    • Riforma dei programmi scolastici: potenziamento delle materie umanistiche ( dalla storia alla filosofia alla letteratura contemporanee), in particolare delle materie artistiche, in un’ottica di valorizzazione del pensiero critico e dello studio dell’immenso patrimonio artistico italiano, per lo sviluppo di una sensibilità capace di cogliere il grande potenziale del nostro paese e la profonda ricchezza culturale che lo contraddistingue
    • Potenziamento degli studi tecnici, artigianali e pratici ( scuole di secondo ordine e grado) con accesso al lavoro agevolato nell’ottica di un mercato del lavoro che non può assorbire solo laureati ( la cui formazione attualmente è molto superficiale) 
    • Retroattività dei titoli di studio accademici e di scuole a fini speciali ( diplomi accademico artistici di scuole a fini speciali già riconosciute Afam, parificazione di quelle ancora non riconosciute e censimento scuole a fini speciali sul territorio italiano). il fine è di rafforzare l’indotto del paese generato da tutto il patrimonio artistico e tecnico prodotto da tali professionisti certificati; agevolare inoltre i lavoratori nella partecipazione a bandi e concorsi pubblici; contrastare la discriminazione tra lavoratori riconosciuti nel titolo di studi e quelli con titolo di studi non retroattivo
    • Riconoscimento di titoli stranieri per professioni artistiche e affini
    • Istituzioni di concorsi pubblici per inserimento delle materie artistiche con docenza profilata e certificata nei programmi ministeriali di tutti gli ordini e gradi
    • Istituzione di albi e registri professionali a tutela delle categorie di lavoratori più fragili ( artistici, legati ai beni culturali, sanitari …)
    • Riforma del settore artistico e dei contratti per lavoratori atipici, dei lavoratori dello spettacolo, dei beni culturali e dell’Istituto previdenziale Ex Enpals, ritaratura delle pensioni, assegno di discontinuità e garanzia di maternità e malattia
    • Incentivi a strutture e aziende che promuovano una politica contrattuale sul tempo indeterminato ( sia per artisti – compagnie stabili etc, che per i comparti tecnici), per centri culturali e musei
    • De-potenziamento delle associazioni amatoriali e sostegno maggiore per quelle professionistiche, 
    • aumento della minima sindacale per artisti e operatori
    • Controllo e sanzioni, blocco dell’erogazione dei finanziamenti per strutture sovvenzionate dal ministero, controllo falsi in bilancio, buone pratiche con i dipendenti, casi di mobbing, mala-gestione contrattuale, ricatti sul lavoro, orari non compatibili con la vita del lavoratore

Giustizia 

L’art.31 della Costituzione italiana pone una tutela speciale circa la relazione materna, nella consapevolezza scientifica del valore biologico e psicologico di questa relazione per la sana crescita dei bambini: non si tratta di una norma costituzionale che discrimina i padri a favore delle madri ma di una norma di rango costituzionale che tutela in primis l’infanzia su ogni forma di adultocentrismo. 

– Da qualche decennio imperversa la teoria della Pas, ( Parental Sindrome Alienation) anche in Italia. Il motivo per cui queste teorie, che sono condannate dall’OMS e ripetutamente dall’ONU e che da ultimo stanno venendo condannate anche dal GREVIO (Group of Experts on Action against violence against women and domestic violence), dall’Unione Europea e dalla Corte europea di Strasburgo, finalmente riconosciute come a-scientifiche e fuorvianti, è stato quello di impedire, in particolare ai bambini, di raccontare, ed essere creduti, le loro paure dovute a violenze e ad abusi.

Purtroppo questa strategia processuale ormai molto diffusa in casi di separazione, spesso spinta da necessità economiche ( mantenimento diretto o nessun mantenimento) è basata su queste teorie e si è rivelata efficace e vincente. Oggi sono teorie utilizzate in numerose strategie processuali non solo nei casi anche di violenza domestica, ma anche in qualunque situazione di conflitto giudiziale nei casi di affido o di semplice collocazione da un genitore rispetto a un altro. Infatti, secondo i dati emersi dal progetto PIPPI ( Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione) promosso dall’università di Padova, i genitori che entrano nei tribunali, anche se sono solo in disaccordo rispetto alla decisione sulla collocazione del bambino, rischiano nel 40 per cento dei casi che il minore vada incontro a una istituzionalizzazione, questo accade soprattutto se una CTU rilevi che quel conflitto genitoriale possa recare pregiudizio al bambino stesso. Francia Australia e Canada, dopo attenti esami, hanno verificato che nel 99 per cento dei casi le denunce per abuso sessuale incestuoso sui minori termina con una archiviazione o con un’assoluzione non tanto motivata da presunte denunce strumentali delle madri, lo studio di questi casi rileva che la difficoltà a riconoscere gli abusi o meglio a credere e ad ascoltare i minori sia gravemente indotta da questa teoria a-scientifica nonché quella dei falsi ricordi condannata anch’essa dall’OMS.- ( dalla audizione 44 del 27 giugno 2022 – tra gli invitati a parlare l’avv.ta Michela Nacca da 25 anni attiva professionista, sia in Italia che all’estero, e consulente per enti pubblici e privati in merito ai numerosi casi di madrectomia e allontanamenti, su base pseudoscientifica, dei minori)

Il tribunale per le famiglie nella Riforma Cartabia è stato pensato per snellire i tempi degli iter giuridici in materia di diritto di famiglia, affido e tutela dei diritti del minore. Purtroppo abbiamo constatato che sebbene sia apprezzabile lo sforzo profuso nell’ottica di un miglioramento, lo stato di fatto della condizione di madri e minori di fronte alla loro tutela sia invariato. 

Altresì non possiamo concordare con una visione contraddittoria della vittima e del carnefice.  Laddove si continua a lottare contro la violenza sulle donne, allo stesso tempo si avvallano teorie sull’abolizione delle carceri come espressione di patriarcato. 

Nuova Società Futura non è concorde con questa visione, e a difesa delle vittime pensa alla giusta pena per il reato alla persona, crede nelle riforme carcerarie per un miglioramento delle condizioni di vita dei prigionieri, in pene alternative al carcere per i reati minori e civili, ma non può in assoluto legittimare la de-responsabilizzazione di chi compie reati gravi alla persona e penali, per la maggior parte, per altro, perpetrati da uomini contro donne e bambini.

Strategia a contrasto 

  • Abrogazione della legge 54/2006. In sostituzione di essa proponiamo il ripristino della precedente normativa che prevedeva un percorso strutturato per definire la sospensione o remissione della potestà genitoriale solo per casi di tossicodipendenza, alcolismo, prostituzione, malattia mentale, violenza e effettivo, imminente  e comprovato pericolo di vita del minore. Divieto assoluto di prelevamenti dei minori dalla loro abitazione in particolare se con uso della violenza e forze dell’ordine. Laddove non si trovi un accordo tra le parti si salvaguarda la tutela del rapporto madre figlio e l’affido congiunto con preponderanza di collocamento dalla madre. Tenendo presente l’età del minore proponiamo, laddove non ce ne sia un oggettivo impedimento: dagli 0 ai 5 anni ( collocamento prevalente dalla madre con pernottamenti dal padre in crescendo da zero a uno e così via. È garantito al padre la frequenza del minore nei pomeriggi entro l’ora di cena o dopo l’ora di cena in base all’età e il periodo dell’anno, scolastico o vacanziero). Dai 5 agli 11 anni (viene garantito al padre un collocamento di due weekend lunghi al mese con uno o due pomeriggi nella settimana di mezzo). Dai 12 anni il minore ha diritto a scegliere le modalità di pernottamento e frequentazione con i genitori a sua discrezione. Le soluzioni prospettate hanno valenza di base su cui partire qualora non ci fosse un ulteriore accordo tra i genitori e sono in caso di separazione pacifica
  • Revoca immediata di provvedimenti di ablazione dei minori dalle famiglie
  • Ritorno di minori già allontanati da madri protettive per le stesse ragioni.
  • Ascolto videoregistrato e diretto dei Giudici dell’affido dei minori di qualsiasi età ( sulle basi della legge Rodes riconosciuta dall’ONU – presentata durante l’audizione della Camera 2022 dall’avv.ta Michela Nacca), nei casi in cui vi siano denunce per abusi e violenza domestica
  • Eliminazione di figure intermedie ( curatore e CTU) nell’ascolto diretto del minore da parte del giudice 
  • Formazione dei Giudici circa gli abusi sessuali e la violenza domestica, con ascolti videoregistrati, senza deleghe a CTU e servizi sociali, ad educatori, tutori o curatori.
  • Rispetto l’art.31 della Costituzione italiana che pone una tutela speciale circa la relazione materna, nella consapevolezza scientifica del valore biologico e psicologico di questa relazione per la sana crescita dei bambini
  • Esclusione della collocazione paritaria alternata prima dei 14 anni d’età e previo consenso del minore
  • Formazione su violenza domestica e abusi obbligatoria dei Giudici ed i Magistrati, gli Avvocati, i Tutori ed i Curatori, gli Assistenti Sociali, gli educatori, gli Psicologi Giuridici e Psichiatri forensi, verifica dei CTU inseriti negli Albi dei tribunali civili e penali italiani, precedentemente coinvolti in procedimenti civili di affido dei minori e penali e loro sospensione. Si rende obbligatoria e imprescindibile la formazione sui motivi di pseudo-scientificità e incostituzionalità della Pas e di teorie analoghe da quella derivate considerate pericolose e traumatiche dalla scienza ufficiale.
  • Esclusione dagli Albi dei CTU di tutti quegli psicologi giuridici e psichiatri forensi che per anni hanno scritto, insegnato diffuso e diagnosticato/valutato la Pas, e teorie analoghe, determinando così la vittimizzazione o rivittimizzazione di bambini e adolescenti.
  • Ammenda alle Università pubbliche e private negli ultimi 20 anni siano stati effettuati Corsi, Master, Convegni, internship ecc sulla Pas e teorie analoghe, adottando provvedimenti conseguenti
  • Richiesta che l’Ordine nazionale dei Medici, quello degli Psicologi e degli Assistenti sociali, e il CNF si pronuncino definitivamente contro la pseudo-teoria Pas, la Sindrome della Madre Malevola e contro tutte quelle teorie da esse derivate. Impegno a fare la stessa dichiarazione da parte dei Ministri della Giustizia, della Salute, del MIUR e della Istruzione
  • Rispetto da parte dell’autorità giudiziaria dei provvedimenti violativi della Costituzione, delle norme del diritto nazionale e internazionale, della Convenzione di Istanbul e delle Convenzioni nazionali e internazionali sui diritti supremi dei fanciulli

Controllo delle strutture e aziende partecipate ( privati finanziati dal pubblico)

Oltre al settore sanitario invaso in modo sempre più preponderante dal settore privato, riscontriamo un crescente utilizzo da parte delle amministrazioni pubbliche di strutture e aziende partecipate private. Tra queste spiccano in particolare modo le cosiddette case famiglia coinvolte sempre più di frequente nel sistema affidi. Disomogeneità a livello territoriale, mancanza di una banca dati nazionale, assenza di un monitoraggio ex post: sono le maggiori criticità rilevate dagli operatori del settore sulle comunità per minorenni in Italia. Strutture che ospitano bambini e i ragazzi allontanati dalle famiglie: oltre 23mila al 31 dicembre 2020 secondo l’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza. Nel  2017 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato una serie di linee guida nazionali – le linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni –  su cui al momento è operativo un gruppo di lavoro, ma la competenza è delle regioni. “Il testo stilato dal ministero del Lavoro, che definisce caratteristiche e processi delle comunità, non è cogente quindi se le regioni non lo ratificano resta solo un bel documento”, spiega Liviana Marelli, referente per infanzia, adolescenza e famiglie del CNCA – Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. Altra criticità riguarda i fondi: le rette sono pagate dai comuni, con differenze enormi tra territori e strutture. Le comunità in Italia. Nel nostro paese la responsabilità socio educativa spetta alle regioni, in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione. “A livello nazionale non esiste neanche una definizione omogenea delle tipologie di comunità”era stato creato il SINBA, il Sistema informativo nazionale sui bambini e gli adolescenti, un data base che deve ancora essere implementato. Per questo motivo, “i dati sono parziali, incompleti e disomogenei ma soprattutto manca un follow up del ragazzo una volta uscito dalla comunità” La stessa Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, nella raccolta pubblicata a settembre, ha sottolineato che “da tempo vi è l’esigenza dell’istituzione di una banca dati nazionale relativa alle persone di minore età che vivono fuori dalla famiglia d’origine”.L’ultima rilevazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in base ai dati in possesso di Regioni e Province autonome, risale al 2019. Al 31 dicembre erano 14 mila i bambini e ragazzi di 0-17 anni accolti nei servizi residenziali per minorenni, al netto dei minori stranieri non accompagnati (pari a circa 7mila), in crescita costante dal 2015. Di questi, 3500 erano accolti con genitori. I dati del ministero sono sostanzialmente in linea a quelli raccolti dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza nella raccolta elaborata con le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni (27 su 29). L’indagine mostra numeri in salita rispetto al 2019 e 2018: a fine 2020 erano 23.122 i bambini e i ragazzi ospiti delle 3.605 comunità per minorenni attive in Italia (comprese quelle terapeutiche), 15mila al netto degli stranieri non accompagnati. Duemila hanno tra i 18 e i 21 anni. La spesa pubblica annua è di 1,5 milioni di euro, pari a 4300 euro al mese a minore. In merito alla ripartizione, oltre il 70% è rappresentato dai costi del personale educativo, professionisti specializzati che lavorano 24 ore su 24, 365 giorni l’anno; il 16% da costi per la struttura (utenze, manutenzione, assicurazioni, ecc); il 7% da costi diretti di comunità (vestiti, cibo, igiene, farmacia, scuola, mensa, tempo libero); il 5% da costi del servizio psicologico. Il tempo medio di permanenza in comunità è di 2 anni, un anno per i più piccoli che vanno facilmente in affido, mentre per i 10-11enni la situazione è più complessa. Chi resta in comunità viene indirizzato alle strutture per adolescenti e dopo i 18 anni fino ai 21 agli alloggi di semi autonomia. Anche i professionisti del CAF sottolineano però come non siano disponibili dati sui giovani una volta usciti dalla comunità. A volte i più grandi quando escono restano in contatto, perché, anche se faticoso, vivere sempre insieme per loro è fondamentale. Così, spesso, alla sofferenza di stare in comunità senza la propria famiglia, si aggiunge quella del distacco con i compagni, la fatica di lasciare un fratello o una sorella, per chi va via e per chi resta. Secondo un importante studio condotto nel 2020 su più di 100.000 bambini provenienti da oltre 60 Paesi, i ritardi evolutivi dei bimbi ospitati negli istituti riguardano lo sviluppo della circonferenza cranica, il peso, l’altezza, ma anche lo sviluppo intellettivo e socio-emotivo. 

–Questi bambini se non sono seguiti da un caregiver dedicato, nel tempo possono avere un danno socio-emotivo permanente che solo la struttura di una famiglia che li accoglie può attenuare in modo significativo. È emerso che la struttura della famiglia, indipendentemente dal fatto che sia biologica, adottiva, affidataria, è in assoluto quella che può recuperare meglio e più velocemente i danni, i ritardi e disagi socio-emotivi dei bambini. Al contrario, orfanatrofi e istituti di accoglienza sono luoghi dove aumentano le problematicità dei minori. Le ultime evidenze scientifiche ci dicono che è il caregiver che si occupa del minore che fa la differenza nell’aiutarlo, ma dev’essere supportato per rendere al meglio nelle proprie capacità. Il legame biologico, invece, è risultato relativamente importante se ci sono violenze. Si raggiungono i minori tramite i genitori. In alcuni progetti già consolidati, nel caso dei bambini più piccoli, fino alla scuola primaria, si effettuano interventi domiciliari: si va nelle case e si registrano dei video con interazioni di vita quotidiana dove avvengono scambi di relazione e gioco, piuttosto che momenti in cui il genitore dà regole, disciplina e cerca di guidare il bambino su cosa si può o non si può fare. I genitori supportati da uno specialista, tramite il video-feedback, vedono e capiscono quali comportamenti sono più sensibili e efficaci e quali invece correggere. Per quanto riguarda invece i genitori degli adolescenti gli interventi sono stati di gruppo e si è fatto un lavoro esperienziale attraverso giochi di ruolo dove si sono messi alla prova in alcune situazioni tipiche. Il vantaggio di questi progetti è che, in entrambi i casi, si è trattato di interventi brevi, che sono durati dai 2 ai 3 mesi massimo. È stato certificato che i risultati raggiunti non si sono esauriti una volta terminato l’intervento. Riteniamo che alla luce di queste esperienze si possa considerare tali terapie con un ottimo rapporto costi/benefici, e meno impattanti sulla salute dei minori. Di fatto sono interventi che aiutano l’attaccamento, che è la base del legame affettivo e sociale che si impara all’interno della famiglia. Se la famiglia riesce a rimanere un riferimento affettivo capace di ascolto, guida e protezione, anche nei momenti di crisi o quando i ragazzi crescono e cercano la loro indipendenza come in adolescenza, questo fa la differenza.- (Laboratorio per l’Attaccamento e il sostegno della Genitorialità – LAG dell’Università di Pavia) 

Nel corso del 2019, solo il 34% è rientrato nella famiglia di origine, che sarebbe sulla carta l’esito naturale del percorso. Sulla carta, appunto: nella realtà invece il 12,6% dei minori è andato in affidamento pre-adottivo; il 10% è stato collocato in un’altra famiglia affidataria; il 15% è entrato in una comunità; il 4,5% ha raggiunto una vita autonoma. Per gli altri, non si sa nulla. Con la legge di bilancio 2020, inoltre, il governo ha stanziato 4,5 milioni per il triennio 2021-2023 proprio con l’obiettivo di potenziare le case famiglia. Bisogna modificare l’articolo 337-ter del codice civile che, in caso di separazione dei genitori, prevede anche la possibilità per il Giudice di poter disporre l’affidamento dei figli minori a terze persone estranee alla cerchia parentale ovvero il ricovero degli stessi in casa famiglia. Il ricorso al collocamento nella casa famiglia ovvero l’affidamento del minore a persone estranee alla cerchia familiare deve essere disposto solo in casi molto gravi e sempre che entrambi i genitori, a seguito di un accertamento molto accurato, non siano ritenuti idonei e non vi sia un parente entro il quarto grado di uno dei due genitori che sia considerato idoneo ad avere in affidamento il figlio minore. 

Inoltre c’è una falla nella legge: per aprire una casa famiglia non servono lauree, ne certificazioni, le procedure di accreditamento non prevedono l’informativa antimafia allargata; i rapporti tra enti locali (ma anche con il Centro per la giustizia minorile) sono sostanzialmente fiduciari, dipendenti da sopralluoghi sanitari e verifiche solo cartacee sulla validità dei progetti. Nulla sulla proprietà degli immobili, nulla sulla genesi societaria, nulla sull’effettiva adesione al protocollo “Wendy torna a casa” siglato oltre dieci anni fa con il ministero della Giustizia.

Un giro d’affari che si aggira intorno a 1 miliardo di euro l’anno. Tanto ricevono le oltre 1800 case famiglia italiane per mantenere le loro “quote” di minori. Un conflitto di interessi che spesso coinvolge operatori che dialogano con il tribunale dei minori che auto-certificano un buon risultato sul minore. Un bambino assegnato a una coppia è una retta in meno che entra nelle casse della comunità. E così, purtroppo, si cerca di tenercelo il più a lungo possibile. La media è 3 anni. Un’eternità. Soprattutto se questo tempo sottratto alla vita familiare si colloca nei primi anni di vita. Quelli della formazione, i più importanti per il bambino. 

Strategia da contrasto

  • Limitare l’esternalizzazione dei servizi ad aziende partecipate, le case di comunità non possono essere in mano ai privati o strutture parificate
  • L’individuazione e ammenda del conflitto di interessi tra scelte politiche e privatizzazione, tra magistratura e enti privati, tra servizi sociali ed enti privati. 
  • Istituzione del decadimento immediato dell’affido all’ente per futili motivi: povertà dei genitori, denunce senza fondamento, relazioni mistificate, violenza domestica derubricata, discriminazione del rapporto materno sulla base di pseudo-teorie non riconosciute da alcuna comunità scientifica
    • Istituzione di un ente preposto a censire le case famiglia, a constatarne l’effettiva qualità di vita dei minori, a verificare fatture, ordini di spesa a garanzia della corrispondenza con la retta ricevuta dell’ente pubblico, qualifiche certificate degli assistenti e formatori presenti in struttura, verifica di eventuali legami sommersi con malavita
    • Istituzione di un percorso di adeguamento genitoriale nella famiglia per preservare la presenza del minore in famiglia e migliorare la vita familiare ( solo ed esclusivamente se non ci sono prove di violenza o della suddetta alta conflittualità). Seguendo parte del principio dell’Allontanamento Zero, legge regionale n°17 del 28 ottobre 2022 promossa in Piemonte e seguendo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e i partner internazionali che hanno anche sviluppato un pacchetto di risorse, INSPIRE. Ovvero sette strategie per porre fine alla violenza sui bambini e per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss), (Sustainable Development Goals, Sdg). Il pacchetto INSPIRE si concentra sull’attuazione e sull’applicazione di leggi per proteggere i bambini, sul cambiamento delle norme e dei valori nei confronti della violenza, sulla creazione di ambienti sicuri, sul sostegno ai genitori e ai caregivers, sulla garanzia dei redditi e sul rafforzamento economico, sul miglioramento delle risposte e dei servizi di supporto, e sull’offerta ai bambini di istruzione e competenze per la vita presente e futura.

4) LA VIOLENZA SUL GENERE FEMMINILE

Nuova Società Futura abbraccia i movimenti di omosessuali e lesbiche, sostiene le persone con disforia di genere e ne difende i diritti e la libertà di transizione, osteggiando qualsiasi forma di discriminazione e violenza basata su queste scelte sessuali che devono restare libere, private e indipendenti da qualsiasi tipo di condizionamento culturale e sociale. 

Non può però sostenere il movimento queer e transfemminista quando sostiene il neutro, il no binary a livello ideologico e politico.

Negli ultimi anni anche in Italia abbiamo cominciato a importare una deriva ideologica che si rifà alla teoria queer promossa nel 1990 da Judith Butler che introduceva nelle università americane il tema della distinzione tra sesso e genere. Da quel momento in molti movimenti, anche femministi, si è cominciato a parlare di neutro, di annullamento della differenza biologica tra uomo e donna, di self-id, di transazioni con supporto ormonale anche in tenera età e molto altro. 

In linea con la media internazionale, anche in Italia il 9% delle persone intervistate si definisce LGBT+. In particolare, il 2% si definisce omosessuale, il 3% bisessuale, l’1% pansessuali/omnisessuale e l’1% asessuato. C’è poi un 4% che si definisce transgender/genderfluid/non-binario. 

Per Nuova Società Futura la tesi del neutro non è accettabile, non solo sul piano biologico perché non previsto dalla natura, non è sostenibile a livello ideologico e soprattutto non esiste dal punto di vista storico, etico e culturale. La cultura patriarcale è una cultura maschile e maschilista che si è imposta su quella matriarcale, femminile e femminista. In tutti questi secoli la donna è stata, e continua a esserlo nella maggior parte dei paesi, soggetto discriminato, sottomesso e emarginato dal genere maschile per questioni prettamente culturali. Questo condizionamento culturale è ormai connaturato in parte nella genetica e difficile da estirpare se non con un lungo e generale lavoro a livello globale, poiché coinvolge secolarmente soprattutto un genere con cui si nasce nella sua specificità che prepondera su un altro genere. Il principio di indifferenziazione sociale di genere espropria la donna e l’uomo della loro specificità, dei loro peculiari bisogni e delle loro particolari responsabilità, e quindi anche dei loro diritti e doveri civili e sociali. Toglie il diritto di rivendicare la propria emancipazione attraverso questa differenza e la possibilità di poter  sottolineare la propria sudditanza culturale e di genere alla donna per la rivendicazione di una parità. Teorie di questa portata a nostro avviso pongono, quindi, la donna ancora di più in una posizione di mutismo, di annichilamento, ancora una volta di tipo violento. Confondono, a nostro avviso strumentalmente, la democratica accettazione di chi è altro da noi con l’annullamento delle specificità e quindi dei diritti. Se non ci sono differenze non esistono nemmeno diritti da rivendicare sulla base di quelle stesse differenze. Ed è per tale motivo, principalmente, che Nuova Società Futura ha contrastato il DDL Zan, quando di contro ha sempre sostenuto i movimenti di gay, lesbiche e transgender.

Per quanto riguarda le donne, il movimento transfemminista ha dimostrato di avere abbandonato in parte le linee direttive delle lotte primarie a favore della condizione femminile, avvallando invece teorie come il SEX WORK e LA GPA che tutto sono tranne la tutela degli interessi delle donne in quanto soggetti attivi, fondamentali e fondanti della società, da sempre invece schiavizzati, sottomessi e emarginati. Il corpo della donna non deve essere declassato a contenitore, a oggetto di soddisfazione sessuale. E questo vale per tutti, compresi gli uomini. 

Un altro elemento in disaccordo con le teorie queer è la transazione in età infantile. Per noi è fondamentale il rispetto dei tempi dei minori, un tempo di sviluppo non solo fisico ma anche di maturazione emotiva ed esistenziale che va tutelato e protetto. Proporre di somministrare farmaci e terapie ormonali per bloccare lo sviluppo e agevolare la transizione di genere prima della maggiore età per Nuova Società Futura non può essere accettabile e ci pare piuttosto una nuova forma di sfruttamento e guadagno sulla pelle dei minori. L’infanzia, la pubertà e l’adolescenza sono momenti transitori di immaturità emotiva e fisica ed è eticamente impensabile dare a un minore una responsabilità così grande in relazione alla sua vita futura, impensabile che si possa procedere con una transazione di tale importanza, così impattante sulla vita di un individuo, quando non si hanno gli strumenti esistenziali per potere riconoscere con cognizione di causa una necessità così definita.

Riteniamo invece che molte di queste direttive più che ideologiche abbiano a vedere con bisogni indotti per favorire altre questioni, strettamente economiche e affaristiche. Riteniamo che siano distorsioni strumentali di una parte della società che sta orientandosi sempre più sul mercimonio dell’individuo, dal grembo materno fino alla sua dipartita. 

Strategia di contrasto

  • Formazione e assistenza ai minori che siano disforici
  • Formazione per le figure di riferimento di minori adolescenti sui cambiamenti del proprio corpo 
  • Attivazione di presidi territoriali per ascolto di giovani e minori 
  • Inasprimento delle pene per reato alla persona con aggravante relativa a discriminazione per scelta e orientamento sessuale

5) VIOLENZA SUI POPOLI LADDOVE LE MAGGIORI VITTIME SONO DONNE E MINORI

Secondo quanto riportato da Armed conflict location & event data project (Acled), una organizzazione non convenzionale che si occupa di raccogliere dati non aggregati per monitorare i conflitti, al momento ci sono 59 guerre nel mondo. Come recita il Sedicesimo Obiettivo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, è necessario “Promuovere società pacifiche e solidali per lo sviluppo sostenibile, garantire l’accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e solidali a tutti i livelli”. Nel 2023 i dati del Global Peace Index hanno dimostrato che il numero delle vittime in tutto il mondo è aumentato del 96% rispetto al secolo scorso. Sebbene i conflitti siano in aumento, molti paesi stanno dirottando le spese militari verso altre priorità, tra cui l’assistenza sanitaria, l’istruzione, le infrastrutture e la ripresa dalla pandemia. Tuttavia la spesa militare totale è aumentata del 17 per cento dal 2008 con i maggiori incrementi in Cina (180 miliardi di dollari), negli Stati Uniti (70 miliardi di dollari) e in India (40 miliardi di dollari). Il Global Peace Index, pubblicato dall’Institute for Economics and Peace (IEP) di Londra, misura anche il livello di sicurezza e stabilità di ogni Paese, oltre ad altri indicatori quali la spesa militare, la criminalità, gli episodi di terrorismo e il numero di detenuti in rapporto alla popolazione. Sono ben 120 i Paesi in cui il numero di manifestazioni violente è aumentato negli ultimi quindici anni, rispetto a 20 in cui è diminuito. Nonostante controlli tecnologicamente sempre più accurati, nonostante progressi economici e sociali almeno in una grande parte del pianeta, viviamo in un mondo meno sicuro. 

Sono 468 milioni i minori in aree di conflitto, uno ogni sei nel mondo. ( rapporto di Save the Children “Stop the war on children” e il sito web sulle violazioni) 

Sono numeri cresciuti nel 2023 per via dei conflitti a Gaza, Ucraina e in Sudan. 

La lista degli abusi di cui sono vittime i bambini, i più innocenti tra i civili, è molto lunga: uccisioni e mutilazioni, rapimenti, stupri e violenze sessuali, reclutamento e utilizzo in forze e gruppi armati, attacchi a scuole e ospedali e diniego di accesso umanitario. Secondo Save the Children il numero di queste gravi violazioni su minori ha raggiunto nel 2022 il livello più alto dal 2005, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. Grandi numeri, ma che rappresentano solo una piccola parte del totale, poiché alcuni abusi non vengono denunciati, mentre altri sono ancora in fase di verifica. 

– La seconda grave violazione per numero di casi registrati è stata il reclutamento e l’utilizzo dei minori nei conflitti: 7.610 gli episodi verificati nel 2022, in crescita del 20% rispetto al 2021. In particolare, le guerre pesano in modo sproporzionato su bambine e ragazze, rispetto ai loro coetanei maschi, privandole dei loro diritti e violando i loro corpi. Sfruttamento e violenze sessuali, insicurezza, gravidanze precoci, matrimoni forzati e salute negata, malnutrizione, mancanza d’acqua e istruzione inaccessibile, sono alcune delle conseguenze che gravano sulla vita delle giovani nelle zone di guerra: i loro diritti fondamentali scivolano sullo sfondo. Molte di queste conseguenze si ripetono immutate da secoli e, nonostante gli sforzi globali, continuano a ripresentarsi nei conflitti più recenti, dall’Afghanistan all’Etiopia, dall’Ucraina al Sudan. – (Dal Dossier indifesa 2023 : “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” 2023, di Terre des Hommes, presentato a Roma in vista della Giornata mondiale delle bambine, 11 ottobre)

Un esempio fra tutti è L’APARTHEID DI GENERE IN AFGHANISTAN. Dalla presa del potere da parte dei talebani, nell’agosto 2021, in Afghanistan le condizioni di vita per bambine e donne sono precipitate. I talebani hanno limitato sistematicamente i diritti fondamentali di donne e ragazze, soffocando ogni ambito della vita di metà della popolazione del Paese: le Nazioni Unite, nel denunciarlo, parlano di “apartheid di genere”. Le femmine non possono studiare dai 12 anni d’età né svolgere una lunga lista di professioni, sono costrette a indossare il burqa e fuori casa devono essere accompagnate da un familiare maschio, non possono trascorrere tempo in parchi e bagni pubblici, quando si ammalano non possono essere curate da medici uomini. Al lungo elenco di divieti si aggiungono l’alto numero di matrimoni forzati, quello delle violenze di genere e sessuali, l’aumento della depressione e dei suicidi tra le giovani, le gravidanze precoci in cui ben due nati ogni mille sono messi al mondo da bambine con meno di 15 anni. Appena i talebani hanno preso il potere, hanno vietato la scuola alle bambine con più di 12 anni, tagliando fuori dall’istruzione superiore oltre 3 milioni di ragazze. Da dicembre 2022, hanno espulso le giovani anche dall’università. Oltre a violare un diritto fondamentale e provocare una ricaduta sociale e culturale di lungo periodo, il mancato accesso all’istruzione delle ragazze causa a Kabul una potenziale perdita economica di 5,4 miliardi di dollari (Unicef).

“L’Italia ripudia la guerra” Seguendo quanto cita l’articolo 11 della nostra Costituzione, Nuova Società Futura si dichiara pacifista e si impegna ad attuare ogni forma di mediazione, a sostegno di tutti gli organismi nazionali e internazionali per la salvaguardia della pace tra i popoli. La pace è un diritto fondamentale della persona, nello specifico dei minori, e dei popoli riconosciuto dall’Assemblea Generale dell’ONU con la Dichiarazione del 19 dicembre 2016, a totale garanzia dei diritti e libertà fondamentali, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita.

In tal senso, Nuova Società Futura  promuove e sostiene tutti i movimenti, le associazioni e le organizzazioni pacifiste, nonché perora dal punto di vista politico la proposta dell’istituzione di un MINISTERO PER LA PACE E DELLA NON VIOLENZA che attui una serie di iniziative e azioni di promozione di una cultura pacifista, che redima il nostro popolo da qualsiasi atto di tensione sociale attraverso la promozione di un’educazione al rispetto, alla solidarietà, all’ascolto e la formazione sulle concrete possibilità esistenti alternative ai conflitti, da quello interpersonale a quello globale. Il Ministro per la Pace sarà il portavoce e il rappresentante in sedi di consesso internazionale dello spirito di preservazione degli equilibri del nostro paese in favore di un globale assetto mondiale più stabile. Altra funzione del Ministro della Pace sarà quello di lavorare in sinergia con il Ministro degli Esteri per mettere in atto tutte le strategie necessarie per tutelare gli interessi dei paesi più fragili e del nostro in rapporto a loro, partendo dalle forti emigrazioni, dalla gestione degli immigrati, del sostegno nel loro paese di strutture e infrastrutture in collegamento con aziende locali e internazionali, con l’intento di evitare qualsiasi forma di presenza offensiva. 

Strategie a contrasto

  • Ridimensionamento delle risorse economiche destinate agli armamenti, 
  • Conversione della destinazione delle risorse economiche in investimento per la pace
  • Ammende più severe della comunità internazionale per coloro che fanno traffico di armi, sostengono guerre e ne scatenano in altri paesi, embargo per i paesi che utilizzano minori e come milizia, per le dittature repressive 
  • Aumento della tassazione ad aziende e società che producono armi e collaborano con paesi che violano la carta costituzionale
  • Sovvenzione statale alle industrie belliche per la conversione della produzione in altri prodotti ( sulla base dell’esempio Vespa Piaggio, che ebbe un grande successo di vendite convertendo aerei militari in scooter)
  • Costruzione di una cultura della pace dall’infanzia con la censura di film e cartoni, libri e giochi violenti sotto i 14 anni. Divieto di utilizzo e vendita di videogiochi o strumenti internet non verificati che inducano o espongano alla violenza i minori 
  • Aiuti economici alle organizzazioni che attivano tavoli per la pace
  • Introduzione nelle scuole dello studio della comunicazione non violenta

6) LA VIOLENZA SUL PIANETA RICADE SULLA SALUTE DEI MINORI

L’Organizzazione Mondiale della Sanità presenta il documento “Country profiles of the environmental burden of disease”, il primo rapporto sull’impatto delle condizioni ambientali sulla salute Paese per Paese, presentato in un convegno a Vienna (13-15 giugno 2007). I rischi ambientali considerati sono l’inquinamento, le radiazioni ultraviolette, i fattori occupazionali, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Le malattie causate da questi fattori comprendono diarrea, infezioni respiratorie, asma, malattie cardiovascolari, oltre agli infortuni e ai disturbi dello sviluppo del sistema nervoso. I dati indicano che in tutti i Paesi la salute della popolazione potrebbe migliorare molto riducendo i rischi ambientali con un conseguente forte risparmio di spese mediche e di decessi: in tutto il mondo si potrebbero evitare 13 milioni di morti ogni anno. Nessun Paese è immune dal fenomeno, ma i dati mostrano anche enormi diseguaglianze: nei Paesi a basso reddito gli anni di vita in buona salute persi a causa di disabilità (Daly) sono venti volte quelli dei Paesi ricchi. Tra i più colpiti ci sono Angola, Burkina Faso, Mali e Afghanistan. In alcuni Paesi, addirittura un terzo delle malattie potrebbero essere prevenute con miglioramenti ambientali. In 23 Paesi più del 10% delle morti sono dovute alla cattiva qualità dell’acqua e all’inquinamento nei luoghi chiusi causato dall’uso di combustibili per cucinare. La fascia di popolazione più colpita è quella dei bambini fino a 5 anni, che rappresentano il 74% dei morti per malattie diarroiche e infezioni alle basse vie respiratorie. 

Per ridurre in modo significativo il tasso di morti sarebbero quindi molto utili gli interventi al livello delle abitazioni: l’uso di gas o elettricità per cucinare, il miglioramento della ventilazione e il cambiamento di alcune abitudini di vita (per esempio, tenere i bambini lontani dal fumo di tabacco). In Europa, fino al 20% delle morti totali potrebbero essere evitate con interventi ambientali, ma le differenze sono sensibili: i rischi sono minori nell’Europa occidentale e settentrionale, mentre sono più alti in alcuni Stati dell’Europa orientale, a causa di fattori ambientali sia tradizionali (come la qualità dell’acqua) sia più “recenti” (come l’inquinamento atmosferico e chimico). 

«Le notevoli variazioni fra i diversi Paesi nel carico delle malattie dimostra che questi pericoli possono essere evitati, e ci dà una speranza per il futuro», spiega Marc Danzon, direttore regionale dell’Oms Europa. 

Anche in Europa sono i bambini i più esposti ai rischi ambientali: sotto i 19 anni, la percentuale di morti dovute a cause ambientali sale al 34%. Nel corso del convegno di Vienna è stata prevista la discussione delle misure consigliate per ogni Paese: si va dalla Romania, dove è urgente garantire che in tutte le scuole e gli istituti per la cura dei bambini l’acqua sia più sicura, all’Austria, dove si consiglia di ridurre il traffico automobilistico nelle vicinanze delle scuole e di incoraggiare gli studenti ad andare a scuola a piedi o in bicicletta. Se in Danimarca si raccomanda di installare filtri per pollini nelle case, nelle scuole e negli asili per tutelare i bambini asmatici o allergici, la Russia dovrebbe aumentare il controllo e la sorveglianza sulla produzione e l’uso di giocattoli tossici. 

Per quanto riguarda l’Italia, i dati indicano che la percentuale del carico delle malattie attribuibili a cause ambientali è del 14%, per un totale di 91.000 morti all’anno, di cui 8.400 per inquinamento atmosferico. In merito alla qualità dell’aria, le norme dell’UE per la protezione della salute sancite nella direttiva QAA ( piani per la qualità dell’aria) affrontano l’impatto sulla salute a breve e a lungo termine, limitano il numero di superamenti dei valori a breve termine (giornalieri e orari) applicabili alle concertazioni e prevedono altresì che le medie annue siano inferiori a valori definiti. La direttiva QAA stabilisce che è opportuno definire adeguati obiettivi per la qualità dell’aria ambiente che tengano conto delle pertinenti norme, orientamenti e programmi dell’Organizzazione mondiale della sanità”. Tuttavia, i limiti definiti dall’UE riguardo alla qualità dell’aria ambiente sono molto meno rigidi rispetto alle linee-guida dell’OMS relative al PM2,5 e all’SO2 e sono meno rigidi per il PM10 (media annua) e per l’ozono. Per il PM10 (valore giornaliero) e l’NO2, le norme dell’UE sono allineate alle linee-guida dell’OMS e consentono il superamento dei limiti in alcune occasioni. Nel 2016, 13 Stati membri hanno violato i valori limite per il PM, 19 hanno violato i valori limite per l’NO2 e uno Stato membro ha violato i valori limite per l’SO2. Tutti e 28 gli Stati membri, ad eccezione di Estonia, Irlanda, Cipro, Lettonia, Lituania e Malta avevano commesso una violazione di uno o più di questi valori limite. Un segno evidente che ci sia ancora molto da fare.

Nuova Società Futura si rifà agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e sostiene tutte le associazioni, organizzazioni e iniziative che mirino al miglioramento della qualità della vita nella preservazione dell’ambiente, della salute del nostro pianeta e dei nostri figli.

Strategia da contrasto

  • Adottare o rivedere e attuare gli standard nazionali di qualità dell’aria secondo le più recenti linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria
  • Monitorare la qualità dell’aria e identificare le fonti di inquinamento atmosferico
  • Sostenere il passaggio all’uso esclusivo dell’energia domestica pulita per cucinare, riscaldare e illuminare
  • Aumentare in modo strutturale il servizio di trasporto pubblico, sicuro e sostenibile, su tutto il paese, con tariffe accessibili a tutti in base all’Isee. Potenziare percorsi pedonali e ciclabili
  • Attuare norme più rigorose in materia di emissioni e di efficienza dei veicoli e applicare l’ispezione e la manutenzione obbligatorie per i veicoli
  • Investire in abitazioni efficienti dal punto di vista energetico e nella produzione di energia
  • Migliorare la gestione dei rifiuti industriali e urbani e istituire più aspre ammende per chi inquina
  • Ridurre l’abbrucciamento dei rifiuti agricoli, gli incendi boschivi e alcune attività agro-forestali (ad es. produzione di carbone vegetale)
  • Includere l’inquinamento atmosferico nei programmi di studio per gli operatori sanitari e fornire strumenti per il settore sanitario di impegnarsi a migliorare la qualità di aria e acqua.

Milano, 8 marzo 2024                                                                                                                                                                                    La Segretaria Nazionale 

                                                                                                                                                                                                                              Marcella Formenti

Preso atto della visione del Programma il Consiglio Direttivo vota a favore della pubblicazione